martedì 12 giugno 2018

Un ponte fra Storia e ricordi.


Il Ponte di Annibale.

Era una fredda domenica d’inverno, quel 7 febbraio 2016, quando il gruppo di esplorazioni di Vetus et Novus (io, Rob, Alex e Shirohige) si avventurò verso il Sannio, diretti a quella che sarebbe stata l’ultima esplorazione con il gruppo al completo. Da allora, per motivi diversi, il quartetto è diventato un trio, e con la mia partenza per la Germania, le esplorazioni sono cessate del tutto. Eravamo diretti verso Cerreto Sannita, attraverso tutta la Terra di Lavoro per inoltrarci nei primi contrafforti del Sannio. Ho sempre amato quelle terre, rimaste quasi inalterate nei secoli, dove l’esploratore respira aria pura e ritrova se stesso. Giunti nella cittadina, attraversata la piazza principale, andammo avanti verso i monti, fino a giungere alla nostra meta: il ponte di Annibale.
Ponte di origine romana, dalla campata curiosamente arcuata, sorge sul fiume Titerno, un rivo dalle acque color cobalto. Mentre Rob e Alex osservavano la flora del piccolo parco antistante il ponte e Shirohige cercava di riscaldarsi con un tipo a piattello con le rocce della riva, io stavo sullo stretto ponte, osservando da una parte la montagna, dall’altro la valle. Il cielo era coperto, il freddo un po’ meno intenso, mitigato dall’acqua. Strana sensazione ritrovarsi là sopra, strano chiudere gli occhi e non udire nulla, se non i colpi ritmici delle pietre sull’acqua tirate da Shirohige.
Nulla da scoprire, tutto già “organizzato” in questa piccola gita sannita. Perché, dunque, ho raccontato questa storia? Non so. Forse per il gusto di rinfrescare la memoria.



Per vedere un breve filmato che girai e commentai all’epoca, clicca su: LINK.


Panorama

Il fiume Titerno

Pietre levigate dal fiume

Nessun commento:

Posta un commento