domenica 24 giugno 2018

L'orfanotrofio di Afragola nel 1873 - 75.





Con le rubriche “Afragola d’arte” e “Storia di Afragola” abbiamo trattato ampiamente le vicende storiche e le peculiarità artistiche dell’ex castello della città. Riguardo la sua fondazione, dopo gli articoli pubblicati il mese scorso, ho trovato una conferma indiretta della datazione che avevo attribuito al maniero, risalente non al XIV ma al XV secolo: ma ne parleremo in un prossimo articolo. 
Oggi mi limito a pubblicare una breve nota sull’orfanotrofio femminile fondato entro le mura del castello e esistente tuttora con un’altra denominazione e un’altra funzione sociale. La fonte è la “Relazione Arpa”, che abbiamo già analizzato un paio di volte in quest’anno (leggi: LINK1; LINK2).
Come consuetudine, riporto il testo originale e vi rinvio alla fine per alcune inferenze indotte dalla lettura:


Mi duole il dirlo, ma questo Stabilimento era assai trascurato per quello che riflette lo stato materiale della fabbrica, la quale aveva altresì molto sofferto dopo che con troppa facilità si permise che il Municipio vi eseguisse alcuni lavori tendenti a collocarvi esternamente un pubblico orologio, lavori che, non essendo stati approvati dall’Autorità Superiore, vennero lasciati interrotti senza rimediare ai danni arrecati, rendendo così inabitabile l’unica grande stanza che serviva di dormitorio alle infelici ivi ricoverate.
Mi diedi sollecita cura di richiamare i signori Amministratori a restituire le cose al primiero stato, e fu nella massima parte provveduto.
Intanto il signor Gennaro Majello il 12 marzo si dimetteva dall’ufficio di Presidenza della Commissione e io con deliberazione d’urgenza il 22 del detto mese, nominai in di lui rimpiazzo il sign. Avvocato Alessandro Alfieri. Che disimpegna con merito l’affidatogli incarico.
Il Comune per questo orfanotrofio elargisce un sussidio annuo di lire 1200 che unite alle altre rendite ordinarie e straordinarie del Pio Stabilimento, formano un totale di 6400 lire destinato a supplire al mantenimento di n. 6 vecchie monache, e n. 21 orfane che vi si trovano racchiuse, a soddisfazione di obblighi, ed alle riparazioni del fabbricato.
La egregia Superiora signora Maria Metilde Marino, che ha fin qui retto lodevolmente questo istituto, oggi per troppa età chiederebbe di essere sollevata dalla carica e riposarsi tranquilla per quel resto che le avanza di vita.
Vedete, o signori, di secondare i suoi desideri, sostituendo alla direzione un elemento giovane e attivo, e ne riscontrerete un positivo vantaggio.
Il signor Presidente il 21 aprile mi dirigeva un lungo rapporto col quale mi dimostrava la necessità di aumentare il sussidio annuo che il Comune corrisponde all’orfanotrofio, di stabilirvi una Sezione dell’Asilo infantile, ed una scuola femminile a spese del Municipio”1.


Dalla lettura apprendiamo alcuni accenni preziosi per la descrizione di Afragola negli anni Settanta dell’Ottocento.
Innanzitutto, la gestione dell’Ente lasciava a desiderare. 
Le Suore Compassioniste Serve di Maria che tuttora custodiscono la struttura subentrarono al vertice nel 1875, due anni dopo lo stato di cose fotografato dal commissario Arpa. L’orfanotrofio era stato fondato dal sacerdote Nicola Iengo, su proposta dall’Autorità Municipale, il 17 dicembre 17962, e gestito da suore oblate il cui slancio caritativo venne però meno per l’età e gli alti costi di gestione. Nel 1873 erano 27 le ospiti nella struttura, con una rendita complessiva di 6400 lire: non molte se, come precisa l’autore, con essa di dovevano mantenere le ospiti, avviare lavori nell’edificio e ovviamente recuperare materiale di studio e di lavoro. La Superiora, suor Marino, era di là con gli anni e ciò induce il commissario a suggerire alla nuova Amministrazione comunale di scegliere un “elemento giova e attivo” per la nuova gestione dell’Ente. 
Che si pensasse già a contattare suor Maddalena Starace, fondatrice delle Serve di Maria? Non è da escluderlo. In quegli anni la Congregazione, nata nel 1869 a Castellammare di Stabia, cresceva e si ampliava, grazie anche all’avvallo delle autorità diocesane, primo fra tutti il vescovo stabiese Francesco Saverio Petagna, figura luminosa della Chiesa dell’Italia meridionale nel secondo Ottocento. Le Suore Compassioniste sostituirono le oblate di lì a due anni, con accordo stipulato con l’Amministrazione il 27 dicembre 1875: possibile, anzi probabile che contatti dovessero già essercene stati precedentemente.
Alcuni danni erano stati arrecati alla struttura dall’orologio pubblico voluto dagli abitanti del rione San Giorgio, che Augusto Moriani ritrasse nel suo noto dipinto del castello del 1886 (leggi: LINK). L’orologio, che inizialmente si pensò di sistemare nella chiesa del Ss. Rosario, fu abbattuto assieme alla torre che lo reggeva alla fine del secolo durante un acquazzone. E da allora è posto su una torretta del Palazzo di città.
C’è un riferimento a un esponente della famiglia Maiello, Gennaro Majello, che tanta parte avrà nella vita politica di Afragola durante questo periodo. L’orologio stesso che tanto danno aveva fatto a ciò che restava del castello fu voluto da Vincenzo Maiello, ex sindaco di Afragola nel 1861 - 62 e nel 1864 – 70. Numerosa e potente famiglia, i Maiello. Ne riparleremo.

Note.

1 Relazione Arpa, Afragola 1873, pagg. 16-17.

2 AA. VV., “Le suore Compassioniste ad Afragola”, Afragola 2000, pag. 11.


Nessun commento:

Posta un commento