mercoledì 2 maggio 2018

Il castello di Afragola: una difficile genesi - parte I.

Il castello come doveva presentarsi all'indomani della I Guerra Mondiale (con qualche dubbio, a dire il vero, ma passim)


Cari miei 6 lettori (sì, siete aumentati di due unità, facciamo faville ultimamente) i più affezionati fra voi sanno che il mese di maggio è tradizionalmente dedicato all’arte e in tal senso è ora di riprendere la rubrica “Afragola d’arte” che, stante le vicissitudini private del direttore, latita su questi schermi da tre mesi. Tuttavia, per collegarci al tema in corso in quella rubrica – il castello di Afragola – riporto qui una relazione tenuta ad alcune classi terze del liceo “Filippo Brunelleschi” di Afragola, nell’ambito di un percorso di Alternanza scuola/lavoro (di cui vi parlerò più dettagliatamente quando sarà terminato, il mese prossimo) che sto co- conducendo con la dottoressa Concetta Di Lorenzo. Tale relazione è posta in chiave storiografica: analizza le fonti storiche che citano il maniero e pone alcune domande che forse interesseranno anche voi, lettori.

Partiamo, innanzitutto, da una fonte:

Cronicon Siculum incerti authoris ab anno 340 ad annum 1396 in forma Diary ex inedito Codice Ottoboniano Vaticano, cura et studio Josephi De Blasiis, Neapoli 1887.

Il documento, di mano anonima ed edito per la prima volta alla fine dell’Ottocento, un quarto di secolo dopo l’avvenuta annessione del Regno dueosiciliano a quello sabaudo, cita diversi accadimenti del periodo angioino, tra cui la prima citazione in assoluto della liquefazione del sangue di San Gennaro, nel 1389. Ai fini del nostro corso di Alternanza scuola/lavoro, esso ci riguarda sia per le numerose citazioni di Afragola – citata sia come “Afraore” sia come “Afragole” - sia per le citazioni di una costruzione militare da identificare, presumibilmente, con il sito del castello. La prima citazione che ci interessa è relativa all’anno 1388. E’ un anno particolare per il Regno di Napoli. Due anni prima era morto il re angioino Carlo III e suo figlio, Ladislao, era ancora minorenne; pertanto la reggenza fu affidata alla madre, Margherita di Durazzo, contrariamente ai desideri e alle ambizioni degli Angioini di Francia, che proponevano come sovrano Luigi II di Valois. Ciò portò il Regno nel caos per circa un decennio, generando guerre di posizioni fra l’esercito “nazionalista” da una parte e filo – francese dall’altra, fino a quando Ladislao conquistò Napoli nel 1399, ponendo fine ai dissidi interni. Il casale1 di Afragola è citato nel 1388 relativamente al passaggio di numerose truppe di Margherita di Durazzo per il suo territorio, partiti da Aversa e diretti a Napoli. Del passo, molto lungo, riportiamo due righe significative:

Tota praedicta gens domine Margarite hostiliter venerunt, tenente a certo intrare Neapolim, et dum essent in turri Carluccis Minutoli in declivo Afragole, ibi firmaverunt se”.

Tutti i suddetti uomini di donna Margherita vennero in assetto bellico, sicuri di entrare in Napoli, e mentre erano nella torre di Carluccio Minutolo sul pendio di Afragola, si fermarono lì”2.

La fonte ci dà tre informazioni: il sito di Afragola era in mano alla casa regnante legittima, quella degli Angiò – Durazzo; esisteva una costruzione militare appartenente a un tal Carluccio Minutolo, abbastanza vasta da contenere numerosi soldati3 e quindi non ridotta solo a un torrione; tale costruzione era in un luogo di Afragola più elevato rispetto al resto della zona, tale da dominare un pendio. 
I Minutolo sono una famiglia dell’antica nobiltà napoletana, con ascendenze che la tradizione fa risalire perfino ai tempi del Ducato bizantino (VIII – XII secolo) ma che ha attestazioni documentarie dalla fine del Duecento. Durante l’età angioina del Regno di Napoli (1266 – 1442) furono in prima linea sia nel sostegno alla casa regnante legittima (con Roberto d’Angiò) sia nel diniego di aiuto o nell’indifferenza durante i conflitti con la casata cadetta dei Valois (con Giovanna I). L’importanza, il blasone e la ricchezza della famiglia erano tali da consentire, alla fine del Duecento, la costruzione di una cappella laterale all’altare maggiore della cattedrale di Napoli, la Cappella dei Capece – Minutolo, citata da Boccaccio nella sua novella “Andreuccio da Perugia”.
La torre dei Minutolo ritorna in un altro passo, risalente al 26 giugno 1392:

Die XXVI eiusdem dominus Iacobus Standardus come Alife, et dominus Johannes Tomacellus frater intrusi, venerunt cum tota gente armigera que erant Averse usque ad turrim Carlucci Minutuli et miserunt cursores usque prope Neapolim”.

Il giorno 26 dello stesso (“mese di giugno”, ndt), dom Giacomo Stendardo, conte di Alife, e dom Giovanni Tomacello, fratello uterino, vennero con tutti gli uomini armati che erano in Aversa alla torre di Carluccio Minutolo e inviarono devastatori a Napoli”.

La torre “diventa” un verso e proprio fortilizio pochi giorni dopo, il 1o luglio 1392:

Die primo Iulii eiusdem anni eiusdem Indictione gentes domine Margarite ceperunt forticillium quod custodiebatur pro parte Geordani Pandoni in casali Afragole”.
Il giorno primo di luglio dello stesso anno e della stessa indizione4 gli uomini di donna Margherita presero il fortilizio che era custodito da parte di Giordano Pandone nel casale di Afragola”.

La torre diventa quindi un fortilizio nel giro di una settimana. Ciò che a prima vista potrebbe sembrare un errore dell’anonimo autore è in realtà una questione sostanziale. Tale ipotesi, quella dell’errore del diarista, ci porta a due domande:

1. L’autore ha sbagliato prima, nell’indicare un fortilizio come torre, o dopo, nel chiamare una torre col nome di fortilizio?
2. Dov’era sito il fortilizio? E chi era Giordano Pandone?
3. Che fine ha fatto Carluccio Minutolo?
4. Il castello è derivato dalla torre o dal fortilizio?

Possiamo rispondere solo in parte a tali quesiti affidandoci ai metodi storiografici:

1. Il Cronicon, come è stato fatto notare5, riporta fatti ed episodi trascritti quasi “in presa diretta”, segno che l’anonimo redattore era consapevole e spesso testimone diretto di quanto narrava. Sicuramente non bisogna considerare la torre di Minutolo un semplice bastione ad uso di avvistamento, visto che in un passo è citata una moltitudine di persone che la occupano, episodio che mal si concilierebbe con una semplice struttura parallelepipeda. Né possiamo concludere semplicisticamente che l’autore, preciso in tali punti, si sia confuso scambiando un fortilizio per una torre, per due volte per di più. Bisogna quindi considerare l’ipotesi che si stia parlando di due costruzioni diverse.

2. Alcuni cultori di storia locale novecenteschi hanno avanzato l’ipotesi che il fortilizio possa coincidere con una costruzione sita in via Alighieri, a una curva naturale della strada, posta a valle della piccola collina del rione Miranda. Tale ipotesi, pur suggestiva, non sembra reggere alla geografia: pur tralasciando il problema se l’attuale costruzione in via Alighieri sia una fortificazione o una masseria, essa è posta ai confini dell’antico casale verso Acerra mentre è ovvio pensare che i partigiani della regina reggente volessero portarsi il più vicino possibile a Napoli.

(Continua)

Note

1 Riguardo l’epoca medievale distinguiamo fra “vicus”, raggruppamento di poche case, “casale”, centro abitato di modesta densità demografica, “borgo”, piccolo centro abitato dotato di mura difensive (tipologia rara nel Medioevo meridionale italiano nel periodo preso in esame).

2 La traduzione è mia, con tutti i possibili errori.

3 In un altro passo, la Cronaca riporta che si mossero da Aversa verso Napoli “tremila cavalieri e quattromila fanti”, ma ciò potrebbe essere una delle tipiche iperboli dei documenti medievali aventi più funzione elogiativa che obbiettiva.

4 L’indizione era un sistema di computazione degli anni risalente all’età romana con la quale si calcolava il periodo di tempo di affitto delle terre del demanio, corrispondente a 15 anni. Si calcolava togliendo 3 alla cifra dell’anno (secondo il computo cristiano) e dividendo per 15. Ad esempio, il 1392 in questione era il sesto anno dell’indizione 92, poiché (1392 – 3): 15 = 92,6. L’anno iniziava il 1o settembre.


5 Francesco Giacco, “Afragola e il castello”, in “Le suore compassioniste ad Afragola”, 2000, pag. 21.

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