sabato 7 aprile 2018

11 giugno 1799: gli afragolesi alle porte di Napoli.

Vessilli sanfedisti.


Bisogna superare il dolore. Per chi resta e per chi se ne è andato.
A Stella.

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Lo scorso novembre pubblicai un articolo dedicato alla rivolta sanfedista in Afragola, iniziata e gestita da Antonio Della Rossa. Oggi, da fonte diversa, riprendiamo la narrazione dal punto in cui ci eravamo interrotti: l’ 11 giugno 1799. La fonte è un opuscoletto di fine Ottocento, intitolato “Il cavaliere Antonio Micheroux nella reazione napoletana del 1799. Studio storico di Benedetto Maresca”, edito in Napoli nel 1895. La parte che ci riguarda è a pagina 172:

I contadini di Afragola, eccitati dal consigliere Antonio Della Rossa, e quelli di Acerra, guidati dal canonico Spadacenta, si erano da più tempo levati in arme, e tenevano fronte a francesi e napoletani, che ogni giorno facevano delle scorrerie con lo scopo di tenere aperte le comunicazioni con la piazza di Capua : Nè paghi di ciò, poiché ebbero avuto il rinforzo di alquanti calabresi spediti come esploratori da Ruffo, si erano spinti audacemente sino a Capodichino. Al ponte di Melito gli insorti di Afragola battevano un drappello di cavalleria guidato dal Pignatelli, principe di Strongoli, che rientrava ferito in città; e nelle vicinanze di Aversa quelli di S. Sebastiano, Frattamaggiore, Casandrino e Grumo costringevano un distaccamento di fanteria francese a ritirarsi, non senza molte perdite, nella capitale. L’11 (giugno) una partita di napoletani e francesi, uscita da Capodichino, era obbligata a rientrare in città, e il solito cronista (Diario napoletano dal 1798 al 1825 nella Biblioteca della Società napoletana di Storia Patria, ndr) scriveva: < Dal Serraglio in poi si deve andare con la coccarda rossa, e persone che vi sono state assicurano che vi sia truppa a piedi e a cavallo, la quale assicura tutti che a giorni saranno a Napoli>. Erano gli insorti di Afragola e i calabresi, che avevano battuto il Pignatelli. Le loro sentinelle avanzate si stabilivano il 12 alla croce del Serraglio, ed andavano diffondendo tra i popolani la voce che l’esercito sarebbe entrato in Napoli l’indomani o il giorno susseguente”.

E con ciò ci fermiamo nuovamente, in attesa di “entrare” a Napoli insieme ai rivoltosi.

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