lunedì 19 marzo 2018

"Lo/a stavo mandando in Germania..."

Panorama dell'Assia.



Lo stavo mandando in Germania….” così la madre di un giovane spacciatore salernitano; così il padre di un nullafacente toscano; così la madre di un’altra tossicomane che, per quanto di buona famiglia, non ha resistito a influenze negative di amiche peggiori di lei.

Mi sono stancato. Stanno vincendo, prendiamo atto. La storia è nota: sempre più giovani e meno giovani italiani decidono di trasferirsi in Germania per un futuro migliore che, a detta loro, l’Italia non può dargli. Sempre più ignoranti e impreparati, convinti che basti solo la buona volontà di lavorare, sbarcano a Stoccarda, a Darmstadt, ad Amburgo, a Berlino. Cambiando solo il palcoscenico della loro vita grama e con l’aggravante di farla diventare grama anche a chi si è trasferito lassù proprio per non vederli più.
Solo un fesso o un mentitore può non ammettere che la qualità dell’emigrazione italiana in Germania è paurosamente calata negli ultimi anni: prima si trasferivano nella patria di Kant solo muratori, carpentieri, operai specializzati, ingegneri, infermieri, storici, artisti, laureati che avevano studiato davvero e tecnici che sapevano il fatto loro. Oggi prendono la valigia giovani e meno giovani senza né arte né parte, che vogliono trasferirsi “perché lo fanno tutti”, “perché la Germania dopo tre mesi ti da il sussidio”, “perché ti prendono senza tedesco”. Arrivano lì, finiscono a lavare i piatti e tornano dopo un mese sputando veleno sulla Germania. Oppure, se sono più tenaci, restano fino ad essere assunti in una buona Firma, prendendo uno stipendio decente (non ottimale, in Germania le tasse e le imposte si pagano) e stabilendosi lì. Ecco, questi sono, nella maggior parte dei casi, i peggiori.
Illusi di avercela fatta, portatori sani di una malattia nota con la perifrasi “noi italiani siamo i migliori in tutto” (sostituite a “italiani” le declinazioni regionali o cittadine che volete: “napoletani”, “milanesi”, liguri”, “pugliesi”), non cambiano assolutamente la mentalità retrograda, chiusa, camorristica che li ha portatori a lasciare le contrade italiane dopo averne fatto un deserto. Musica a tutto volume, carte gettate in autostrada dal finestrino di notte, discussioni infinite con connazionali presenti lì da tempo per escogitare il modo di “fottere i tedeschi”, lavorando il meno possibile e guadagnando il più possibile, irrisione dei costumi e delle tradizioni tedesche, assoluta frequentazione dei soli connazionali “perché i crucchi, alla fin fine, sono sempre nazisti come Mussolini” (così mi riferì uno di essi, e vi basti per verificarne il grado culturale).

Sono sempre di più, sono sempre più irrefrenabili, sempre più ignoranti, sempre più additati come il futuro gap civile della Germania, sempre più presi come pietra di paragone per l’emigrazione di altre nazionalità, a cominciare da quella siriana. Che qualcuno vi mescoli anche un po' di razzismo anti – italiano, è indubbio; ma sono disposto a comprendere anche il più razzista dei tedeschi dopo che ha visto il suo tranquillo paesino agreste trasformarsi un uno snodo di spaccio di cocaina a causa di napoletani e calabresi venuti da giù. Chi dei migliori emigra ormai è rassegnato al fatto che prima o poi verrà paragonato a costoro con frasi tipo “Ah, tu sei bravo, non come quelli là” o “Ma tu non sei napoletano come loro? Perché loro sono così e tu no?”. 
Già, perché? Perché io che ho imparato il tedesco devo essere messo sullo stesso piano del piccolo spacciatore fuggito dallo Zen di Palermo che non sa dire neppure “Wie geht’s?” Perché la società massificata ci rende tutti uguali quando uguali non siamo?
Perché la Germania, questo stupendo Paese, è destinata a divenire l’immondezzaio di tutti gli scarti degli altri Paesi? Perché non si effettua la scrematura? Schengen? Eccone i risultati: paesi tedeschi divenuti il crocevia di droga e commercio di immigrati africani (ma non faceva a tutti schifo lo schiavismo? Com’è che ogni tanto si scoprono nuove linee del commercio ci carne umana? Forse perché non ci sono più controlli?), impossibilità di controllare chi si aggira in Europa a causa di imbecilli erasmusiani che gridano di dolore appena si parla di regolamentare le ondate umane da un capo all’altro del continente. Trasferimento di mine vaganti da zone degradate italiane, francesi e spagnole verso Germania e Gran Bretagna, che ormai non risucchiano più solo il meglio della gioventù europea ma anche gli scarti. Paesi simbolo di civiltà che ogni anno si imbarbariscono sempre più per l’arrivo di manodopera poco qualificata, ignorante, poco disposta a cambiare abitudini, lamentosa, che sta lì perché c’è il miraggio dei sussidi o per non trovarsi nei guai a Secondigliano o alla Magliana, dove i guai però – ecco, piccolo ma significativo particolare – li creavano proprio questi emigranti che, giunti lì, in un riflesso pavloviano, cercano quanto prima di “segnare il territorio” iniziando dai connazionali. I quali, dopo essersi salvati con l’emigrazione da situazioni disperate, si ritrovano a vivere le stesse dinamiche che avevano sperato di non vedere/subire mai più, con l’aggravante di ritrovarsi all’estero e di essere posti sullo stesso piano dei nuovi arrivati da parte dei tedeschi. 
Viva l’Europa.

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