sabato 27 gennaio 2018

Il vecchio che avanza...Un articolo del 2011.



Oggi non pubblicherò nulla di nuovo: la stanchezza di questa settimana si fa sentire e non ho voglia di impelagarmi in cose impegnative con le mie forze residue. Del resto, in quest’ultima settimana col blog mi sono dato da fare su vari campi e uno stacco ci vuole. Quindi oggi mi limito a editare qualcosa di nuovo ma di vecchio al tempo stesso, uno dei più antichi articoli delle mie pubblicazioni su giornali locali. Credo anzi che il seguente articolo sia stato il primo della mia collaborazione continuativa con il settimanale “Nuovacittà” (avevo già pubblicato altro su quel giornale ma episodicamente) e ve lo riporto uguale, non tanto per il suo valore (la descrizione di un convegno di ex amministratori locali) ma per la presenza di quel tratto ironico che già allora mi caratterizzava.


9 ottobre 2011

Venerdì 30 settembre, nell'aula convegni della biblioteca comunale di Afragola, è andata in scena una replica in piccolo del Congresso di Vienna del 1814 - 1815. Quasi due secoli fa, le potenze vincitrici di Napoleone si riunirono nella capitale asburgica per mettere fine all'epopea del generale còrso e ripristinare le usanze e le forme di governo antecedenti al 1789, costituenti l'Ancient Règime.
Le similitudini fra quell'augusta assemblea e quella angusta di via Firenze finiscono qui. Innanzitutto, chi si riunì a Vienna aveva appena vinto le guerre napoleoniche; invece venerdì sera, a presenziare al tavolo dei relatori, c'erano gli sconfitti della Prima Repubblica, tornati da solo Dio sa quale universo per rivendicare un ruolo di primo ordine anche nella Seconda. Ben 5 ex sindaci di Afragola si sono avvicendati sul tavolo dei relatori, moderati dall'ex assessore ( ed ex vicesindaco) Aldo Casillo. Tema dell'incontro era l'istituzione della Consulta degli ex amministratori di Afragola, organo previsto dallo Statuto comunale e mai entrato in vigore. Sia la mancanza dell'attuale primo cittadino (impegnato in un Consiglio comunale infuocato a causa della situazione delle Salicelle) sia la storia politica di chi sedeva a quel tavolo, fanno facilmente immaginare quale parte politica abbia avuto peso nell'incontro, nonostante le proteste di neutralità fatte da quasi ognuno dei relatori. Il primo a prendere parola è stato Gennaro Espero,segretario cittadino del Partito Democratico e sindaco di Afragola dal 1988 al 1993, in due distinti mandati. Espero ha affermato che "viviamo in un momento di difficoltà culturale, e la Consulta è un'opportunità per contribuire alla crescita comunitaria,e penso che da questo momento anche la Fragola d'Oro,che ha convocato l'evento,debba mettersi da parte".                  
Ha preso poi parola Antonio Lanzano, ex sindaco di oltre 20 anni fa, il quale ha manifestato all'assemblea il suo "disagio a stare nel consiglio comunale, anzi credo che quelli che sono qui potrebbero sostituire gli attuali consiglieri". Dopo aver confidato questo suo disagio esistenziale, ha istruito gli astanti con un 'interessante teoria sui governi degli anni Ottanta : "Il pentapartito non era frutto di una logica affaristica, ma radunava personalità provenienti da differenti esperienze politiche, come democristiani, socialisti, repubblicani ecc". Quindi,secondo Lanzano, le formule fantastiche dei governi della "non sfiducia" o dei governi " balneari", invenzioni tutte italiane di cui gli stranieri non capivano niente, non erano mezzi per tirare a campare in Parlamento, come pensavano Montanelli, Scalfari, Fallaci, Almirante, il "migliorista" Giorgio Napolitano e, più modestamente,anche noi; no, erano strumenti politici di prima grandezza per riunire insieme grandi menti politiche di diversa estrazione culturale. Se fossimo nati in quegli anni, avremmo suggerito che per riunire questi Soloni bastava andare alla trattoria invece che al governo, ma noi siamo figli della Seconda Repubblica, si sa, ragioniamo alla buona.
Più diplomatico è stato il discorso dell'ex sindaco Rocco Fusco, primo cittadino dei primi anni Ottanta, il quale ha esordito affermando che "ci sono energie meravigliose nell'attuale classe dirigente, che non vengono fuori perchè forse influenzate da centri di potere estranei alla politica. Tangentopoli distrusse tutto, e anche oggi l'Antipolitica si appresta a distruggere di nuovo tutto, perchè ormai manca la passione politica, nei giovani soprattutto, che non vedo incentivati abbastanza". Altri due ex amministratori, Ciaramella e Iazzetta, sono intervenuti solo per un saluto,mentre l'esponente de "La Destra", Mauro Di Palo, ha affermato di essere contrario alla Consulta poichè le nuove classi dirigenti devono confrontarsi in maniera diversa rispetto al passato.

Francamente,anche se è pregevole aver visto tanti ex amministratori animati dalla volontà di migliorare la città grazie alla loro esperienza, è anche vero che l'istituzione di una Consulta con ben 120 persone dia l'impressione di un passato che non vuole arrendersi alle piatte pagine dei libri di storia, ma che vuole tornare per avere ancora un ruolo di condizionamento della vita cittadina. Il fatto che quasi tutti abbiano elogiato la Prima repubblica, quella degli accordi di governo fatti dopo le elezioni, quella delle "convergenze parallele" di Moro, quella delle mazzette nelle scatole di scarpe a Milano, quella insomma distrutta da Tangentopoli, ma marcita molto prima di Mani Pulite, la dice lunga su una classe politica che non ha ancora fatto "mea culpa" e che guarda di sbieco gli amministratori, di destra e di sinistra,che sono da loro considerati degli usurpatori. Indicativo è anche il fatto che nessuno abbia accennato ai giovani che vogliono impegnarsi in politica,ma che si sia fatto sempre il paragone con gli attuali amministratori, in una sorta di confronto personale fra i vecchi e i nuovi dirigenti,che ha ben poco a che fare con lo sviluppo delle energie meravigliose invocate da Fusco. Insomma, potremmo dire che lo slogan dell'evento possa essere tranquillamente "Il vecchio che avanza", e che per ognuno di coloro che ha parlato di Prima repubblica come di un periodo fantastico (soprattutto per i portafogli dei dirigenti nazionali) vada bene l'epiteto di Indro Montanelli appioppato a un altro democristiano, Oscar Luigi Scalfaro: "L'incarnazione della noia e il profeta dell'Ovvio".

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