domenica 21 gennaio 2018

Hype One: la musica è arte.

Carmine Moccia, in arte HypeOne.


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Proseguiamo il nostro nuovo ciclo di interviste con Carmine Moccia, in arte Hype One,classe 1996, giovane cantante che ci parla della sua passione per la musica. L’intervista ha luogo il 26 dicembre 2017.

1. Salve Carmine, presentati ai nostri lettori.

R. Sono Carmine Moccia, sono un giovane afragolese nato e cresciuto qui, ho una ragazza, Emanuela Favella, con la quale sono fidanzato da due anni e mezzo. Mi sono approcciato alla musica in generale e in generale al rap fin da piccolo. Ho cominciato a scrivere testi nel 2011 e nel 2012 ho pubblicato la mia prima canzone, “Crack Track”. All’inizio registravamo a casa di amici con microfono, mixer e cuffie. Dal rap sono passato a qualcosa di più pop, di più cantato.

2. Perché “Hype”?

R. Il nome “Hype” ha vari significati. L’hype è quello che si crea attorno ad un progetto musicale, ad un film e mi è sempre piaciuta quella sensazione di impazienza ed ansia. Il motivo dal quale nasce il nome però è che la parola “hype” in italiano si traduce con “montatura”, e in un certo senso “Hype” è un personaggio creato ad hoc per riuscire a dire tutto ciò che Carmine non riesce a dire. Poi, a prescindere, mi piace un sacco la parola “hype”!

3. Le tue prime esperienze sono avvenute quando frequentavi la scuola. Come la prendevano i tuoi compagni di scuola?

R. I miei compagni di scuola mi appoggiavano molto. Grazie alla musica mi sentivo anche accettato, riconosciuto. Mi fermavano per strada per farsi fare l’autografo da me, cosa che gratifica molto.

4. La prima canzone come la scrivesti?
R. Ascoltai una base su Internet, “Stan” di Eminem, una canzone molto introspettiva. Quando cominci lo fai per un bisogno, fondamentalmente. Ho scritto questo testo di tre strofe di getto.

Hype
5. Cosa senti nel momento in cui scrivi?
R. Soddisfazione, perché è la cosa che più amo fare nella vita. Nella vita l’aspirazione più grande è fare della propria passione un lavoro. Mi piace estrapolare da me tutto quello che sento, sia positivo sia negativo.

6. Hai avuto maestri?
R. No.

7. Hai modelli?
R. Coez il mio artista preferito. Un ex rapper romano, che ha cominciato come rapper e ha proseguito come autore pop. In un certo senso, nelle dovute proprozioni, rivedo il mio percorso. Io ho cominciato con un rap molto "underground", poiché venivo da un ambiente, quello di Casoria, molto delineato riguardo al rap e quindi sentiti questo bisogno di evolvermi, fare un altro tipo di musica che non sia veicolato dal rap.

8. La musica può guarire da malattie interiori?
R. Sì. Io stesso ho passato qualche momento buio, e la musica mi ha aiutato veramente tantissimo. Scrivere è come confidarsi con una persona, molte cose che non hai il coraggio neppure di dire al tuo migliore amico.

9. Da “Non mi scorderai mai”  (clicca qui: LINK) riporto una tua frase: < In fondo è la perdita la misura di un amore>. Quanto c’è di autobiografico in questo testo?
R. Questo è un pezzo che scrissi per la prima storia seria. All’inizio non ci accorgevamo di ciò che vivevamo, e quindi è un testo autobiografico per me e per lei. Quando perdiamo qualcosa, riscopriamo il suo valore.

10. Il pezzo “Quello che ho nella testa” era anch’esso autobiografico?
R. No, era più goliardico, pensai a un prototipo di ragazza acida e snob, il video stesso è volutamente trash.

11. A proposito, come realizzate i tuoi brani?
Le mie canzoni sono state realizzate con due carissimi amici di infanzia: Giuseppe de Vita, in arte Piv8, esperto in producing, e Christian Vespa, in arte Camera's Dog,, specializzato nei videomaker. Curiosamente, senza pianificazione, ci siamo ritrovati ad essere impegnati tutti nello stesso ambiente: io cantante, Giuseppe produttore, Christian montaggista. In particolare con Giuseppe abbiamo dato vita a un duo, Hoddog. Adesso abbiamo un progetto in cantiere per quest’anno. I testi sono chiusi, per gennaio puntiamo a registrare 3 o 4 pezzi di 6 totali ed entro il 2018 il progetto sarà online. Usiamo varie location: nel pezzo “Quello che ho nella testa” una villa privata (ringrazio la mia amica Viviana), in “Non mi scorderai mai” è uno scantinato bianco con una sedia con un proiettore puntato al muro (anche qui ringrazio la mia amica Maddalena).

12. Uno spettacolo pubblico è in programma?
R. Qualche volta mi sono esibito al cinema “Gelsomino”. Mi piacerebbe che ci fosse più spazio ad Afragola per i giovani, i pochi spazi sono monopolizzati da chi ha conoscenze.

13. Vorresti fare di questa tua passione un lavoro?

Certo, anche se già so che sarà una strada particolarmente difficile. Dovrò spostarmi ovviamente, anche perché è il paese stesso che non ti offre la possibilità di non emergere.

14. Come vedi Afragola?
R. Afragola è una città con un enorme potenzialità. Abbiamo la capacità di organizzare serate straordinarie, ma è la mentalità che non cambia. Un esempio: mentre nei concerti dei big a Napoli o altrove si esibiscono i giovani per farli conoscere, qui no, a meno di non avere conoscenze o di essere già conosciuti dal “giro”. Manca la cultura aperta e così i giovani se ne vanno.

15. Come vedi la tua generazione?

In due categorie: da una parte ragazzi apparentemente non interessati a niente ma che aspettano solo di essere stimolati; dall’altra ci sono quelli attivi che si interessano e si attivano per fare qualcosa di buono e migliorare la società. Qui vedo troppa chiusura da parte di chi ha la possibilità di organizzare eventi e fare crescere questi ragazzi.

16. Che messaggio vuoi lanciare ai tuoi coetanei?

R. Appassionatevi, interessatevi a ciò che vi circonda. Noi siamo il futuro, se non ci interessiamo noi alla vita collettiva non lo farà nessuno. Dedicatevi all’arte: l’arte è la massima forma di espressione, può esprimere te stesso attraverso un mezzo. Dedicatevi alla musica, informatevi, siate attivi!

  • Grazie Carmine, cioè Hype One. A risentirci, per un nuovo traguardo!

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