mercoledì 27 dicembre 2017

Kimidori e la magia del Natale.

Antonio Carboncino, in arte Kimidori.


Premessa.

Nel dicembre 2011 iniziai una serie di interviste a 12 giovani afragolesi dalle più disparate passioni: dal cinema alla politica, dal calcio amatoriale alla partecipazione alle attività della Protezione Civile. Quel ciclo di interventi, conclusosi nel dicembre 2012, furono caricate su un sito di notizie riguardanti Afragola con cui collaboravo all’epoca. Inutile ricercarle: il curatore di quel sito le ha cancellate al tempo della mia prima permanenza in Germania (2014) nel trasferimento dello stesso da un dominio all’altro. Io le ho conservate tutte, non è escluso che le ripubblichi, ma non è previsto al momento: solo con 4 di loro mantengo rapporti, gli altri si sono persi di vista e poi sarebbero anacronistiche e solo riempitive nei momenti di pausa del blog. Veniamo ad oggi. L’antica idea di riprendere quel ciclo non mi ha mai lasciato in tutti questi anni, ma le mie vicende personali mi avevano distolto dal progetto (e da tanti altri progetti, a dire il vero). Non che abbia abbandonato la pratica delle interviste, come sa chi segue il blog; tuttavia quest’anno ho deciso di riprendere quel ciclo in maniera continuativa – anche se, avendo ora un blog mio, posso gestire io le scadenze di pubblicazione.
Il primo intervistato del nuovo ciclo è Antonio Carboncino, classe 2000, studente del liceo “Filippo Brunelleschi”, da me conosciuto nella prima metà dell’anno grazie alla partecipazione ai progetti dell’ Alternanza scuola/lavoro. Antonio ha una passione particolare e al tempo stesso molto in voga presso i giovani: la magia. La nostra conversazione ha luogo nei locali del lounge “Contropiano”, in Afragola, nel pomeriggio del 14 dicembre.


1. Ciao Antonio, innanzitutto grazie per avermi concesso questo incontro. Lascio a te la parola: presentati ai nostri lettori.

R. Sono Antonio Carboncino, ho 17 anni e frequento la V C del liceo scientifico statale “Filippo Brunelleschi”. Ho un nome d’arte, Kimidori, nome composto da “Ki”, chiaro, e “midori”, verde. che deriva dal giapponese e significa “verde chiaro”. Essendo amante del Giappone e della cultura giapponese, ho trovato che sia una parola troppo bella e poi il verde chiaro è il mio colore preferito. Ho due stupendi genitori, un fratello, Pasquale, che saluto, e una fidanzata, Letizia.

2. Come ti sei avvicinato al mondo della magia?

R. Da un episodio capitatomi da piccolino. A poker perdevo sempre, piccole somme ma ovviamente mi arrabbiavo. Su Internet trovai dei modi matematici per vincere a poker e a Black Jack: contando le carte che man mano uscivano, si può calcolare quanto puntare e limitare le perdite. E’ un metodo veloce e che necessita di rapidi calcoli mentali. Vidi, nella mia ricerca, un video di un ragazzo che faceva apparire e scomparire le carte.
Lì nacque l’interesse, ampliato quando un mio compagno di classe, Angelo Russo, che saluto (e lo saluto anche io, ndr), mi aprì le porte di questo mondo, dandomi dei consigli e facendomi conoscere un altro amico, Stefano Celardo. Avevamo una bella società, che però si sciolse per vari motivi. Intanto avevo conosciuto il mago Saykon, che cercava un assistente. Mi piace molto collaborare con lui. Innanzitutto mi sono sciolto: prima avevo difficoltà nelle relazionarmi con le persone, a causa della mia timidezza. Poi mi ha spiegato come i movimenti del mago siano necessari per la riuscita del numero, con la “misdirection”, cioè portare l’attenzione dello spettatore altrove rispetto al centro del numero. La postura, il tono di voce adeguato sono fondamentali in un’esibizione.

3. Ci deve essere anche una fede da parte dello spettatore.

R. Sì, quella è la cosa piu importante. Il mago mi ha consigliato numerosi libri per impratichirmi, come “L’ arte nella magia”, “Cinque punti della magia” e altri.

4. Quante ore dedichi ad allenarti?

R. Quasi tutta la giornata, pure in classe.

5. Ecco, questo non va bene. A prescindere dal fatto che i docenti se ne accorgano o meno, a scuola si studia.

R. Sì lo so, ma lo faccio nelle pause. Spesso ripeto lo stesso movimento così da perfezionarlo.

6. Torniamo al mago Saykon. Come l’ hai conosciuto?

R. Il mago lavora per “Fabbricamagia” e stava in uno stand all’Auchan di Giugliano. Lo contattai per una festa ed è iniziato tutto da lì. Mi ha preso con sé e dopo mi interrogava in auto: mi chiede “Hai visto come mi sono comportato?”, “Hai notato cosa ho fatto?”. Un mago non si vede dalla sua bravura nel fare le cose ben fatte, ma dalla sua bravura nel rimediare agli errori. Saykon ha 15 anni di esperienza, talvolta può sbagliare ma la sua esperienza lo fa uscire dalla situazione. Mai far vedere che si tentenna. Poichè la persona si fida del mago, non si accorge di un eventuale errore e la sua attenzione è sviata. Il mago Saykon mi spiega sempre come fare le cose, sistemare i microfoni, quando recuperare gli oggetti, ecc.

7. Quando tenesti il tuo primo spettacolo con Saikon?

R. Il primo spettacolo fu la terza domenica di maggio i quest’anno andammo in un locale a Casoria. Preparai gli attrezzi, mi tranquillizzò quando sbagliai a posizionare il microfono ( e da allora non ho più sbagliato), e lo aiutavo nel sistemare gli oggetti già usati o da usare mentre il mago fa i suoi numeri. Il mago Saykon è un vero maestro, oltre ai consigli che mi dà nel lavoro mi dà suggerimenti anche nel migliorare me stesso, dicendomi di non lamentarmi troppo poiché io pretendo molto da me stesso.

Kimidori.
8. Cosa provi mentre ti esibisci?

R. Io provo una sensazione bellissima, anche quando faccio quattro spettacoli di fila non sento la stanchezza, mi piace di vedere le reazioni delle persone, mi piace far conoscere quest’arte e far cambiare la loro concezione dei maghi. La maggior parte delle persone alle quali mostro i numeri sono scettiche, poi cambiano idea quando vedono magie più grandi. Le persone restano affascinate.. Un mago fa diventare l’immaginazione realtà, suscita la curiosità delle persone che hanno sia paura sia emozione nel vedere come termina un’esibizione.

9. Cose ne pensano i tuoi?

R. Mio padre ogni tanto vede i miei numeri, mia madre invece non approva. Ma quando hanno visto dei risultati, si sono ricreduti.

10. Quali sono le tue prospettive future?

R. Dopo il liceo, continuerò a fare spettacoli col il mago Saikon e poi cercherò di crearmi un pubblico tutto mio. Saikon è un maestro anche di vita, e lui mi consiglia di intraprendere tentativi anche in altri campi della magia che lui conosceva ma pratica poco. Proprio per questo sto insegnando in un corso presso “Fabbricamagia”, diretta da Antonio Battaglia, una persona squisita, che mi accolto benissimo al corso. Antonio ha permesso la realizzazione di questo progetto e gliene sono grato.

11. Come il 17enne Antonio vede Afragola?

R. Beh, c’è un a mentalità chiusa e un’ ignoranza dilagante paurosa. Vedo molta volontà di lamentarsi in giro ma senza che ci sia poi senso civico.

12. Cosa pensi della tua generazione?

R. Premetto che sono cresciuto con i miei nonni quindi ho idee che magari possono essere definite “antiche”. Fortunatamente anche la mia ragazza, Letizia, che la pensa nel mio stesso modo. La gente dice che siamo dei tipi all’antica, ma a noi non interessa la loro opinione. Vedo una generazione persa dietro l’abuso di tecnologia, se non di droghe. Una generazione senza stimoli o obbiettivi, con tutti i distinguo possibili.

13. Che messaggio vuoi lanciare ai tuoi coetanei?

R. Invece di lamentarsi e di stare dietro a un pc, muovetevi, fate qualcosa! Bisogna fare i sacrifici per raggiungere gli obbiettivi, bisogna muoversi per puntare in alto. Bisogna essere più attivi e più ottimisti.
  • Grazie Antonio, in bocca al lupo per l’esame di Stato a giugno e per il tuo percorso futuro. Ad maiora!

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