sabato 16 dicembre 2017

Afragola d'arte. Il Castello - Nota storica.

Prospetto del castello.


Simboli del passato guerresco e pericoloso dei secoli medievali, i castelli sparsi nelle città odierne sono il retaggio di un’epoca che ancora affascina e pone interrogativi agli storici. Meno affascinanti sono invece le condizioni strutturali in cui questi manieri giacciono: se il castello di Acerra è stato complessivamente ben mantenuto grazie anche alle riattazioni per farlo divenire sede del Municipio nei decenni passati, quello di Afragola è invece oggi irriconoscibile e si mostra come un caseggiato rivestito di orridi mattoncini rossi sulla facciata che dà su Piazza Castello, mentre il resto è clamorosamente “scoperto”, privo di coperture di sorta. Eppure, fra i castelli costruiti in epoca medievale dai governi di Napoli nel suo immediato circondario, quello di Afragola presenta la storia più lineare, rispetto agli altri. Ne troviamo un primo accenno in un’opera anonima medievale, il “Cronicon Siculum incerti Authori ab anno 360 ad annum 1396”. In quest’opera – famosa perché è la prima che riporta il prodigio del sangue liquefatto di San Gennaro – si narra che il 18 gennaio 1388 i soldati di Margherita di Durazzo, vedova di Carlo III d’Angiò e reggente del Regno di Napoli per conto del figlio minore Ladislao, giunsero nel casale di Afragola e conquistarono il “fortillicium”. Qui è da intendersi non come maniero vero e proprio ma più come una struttura difensiva appena abbozzata eppure così importante che il suo possesso era necessario per mantenere il controllo del territorio a nord di Napoli (né è riscontrabile l’idea che ci si potesse riferire al presunto fortilizio di via Alighieri, in realtà una masseria).
Una vera e propria fortificazione è descritta invece in una fonte del tardo XV secolo: parlando delle guerre che opposero i francesi di Carlo VIII a Ferdinando II d’Aragona, la fonte riporta che il 5 ottobre 1495 i francesi “venero a la Fragola et pigliarono lo Castello”. Quindi nel corso di poco più di un secolo il “fortillicium” era diventato un vero e proprio maniero. Esso apparteneva alla famiglia dei baroni Capece – Bozzuto, e fu valutato in 5000 ducati nell’atto di cessione del 1576, che rendeva Afragola uno dei pochi casali privi di baronato dell’area a nord di Napoli. Al momento del passaggio alla pubblica proprietà, il maniero aveva giardini, appartamenti spaziosi e 4 torrioni per ogni vertici della sua struttura quadrangolare. Ma appena 150 anni dopo, nel 1726, venne rivenduto a soli 1000 ducati al Duca Gaetano Caracciolo del Sole, abbandonato e con un solo torrione ancora in piedi. Eviedentemente l’incuria per i beni patrimoniali del demanio non è caratteristica solo dei nostri giorni. Dobbiamo a questo curioso personaggio, Gaetano, la leggenda degli amoreggiamenti della regina Giovanna II e del suo primo ministro Giovanni Caracciolo nel castello: nessuna fonte certifica la veridicità delle scappatelle di Giovanna che da Napoli si portava nel casale delle fragole per dare libero sfogo alla passione con il suo favorito, quindi bisogna concludere che si tratti di storie inventate da Gaetano, 400 anni dopo la morte dei protagonisti, per dare lustro alla sua casata.

Neppure i duchi ebbero per molto la proprietà del castello, ormai trasformato in residenza privata ma dotato di un oratorio intitolato a Maria Addolorata: nel 1805 lo cedettero in enfiteusi al sacerdote Jengo per il ricovero di orfanelle e poveri del casale, e nel 1875 lo stabile passò alle Suore Compassioniste di Maria che vi impiantarono una scuola. L’ultimo fugace ritratto delle vestigia del maniero originario è visibile nel soprapporta dipinto nel 1886 da Augusto Moriani e oggi posto al piano nobile del Palazzo di città: un edificio grande, con la torre dell’orologio, dotato di arcate e con la luce che lascia intravvedere il giardino interno. 
L’attuale aspetto è dovuto ai rifacimenti degli anni Sessanta del Novecento: ne parleremo, seppur a malincuore e solo per dovere di trattazione, nel prossimo articolo della rubrica.

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