domenica 26 novembre 2017

Un ospedale ad Afragola. Nel 1873.

Il complesso antoniano di Afragola a fine Ottocento.



Mi scuseranno i miei pochi lettori per aver trascurato il blog in questi ultimi due mesi ma la ricerca su Angelo Mozzillo è giunta finalmente al termine (almeno, la sua prima parte). Adesso è tutto un sentire parlar di Mozzillo, quando Vetus è stato il primo a rinverdirne, dopo decenni, la memoria. Meglio così, più se ne occupano meglio è.
Riprendiamo il discorso sulle fonti riguardanti Afragola nell’Ottocento che inaugurammo con l’analisi del testamento Fatigati (LINK per chi se lo fosse perso). Stavolta la fonte non è un documento di natura privata, ma pubblica: trattasi della Relazione del cavaliere Giuseppe Arpa, Regio Delegato del governo, del 1873. Arpa rivestì la carica di Commissario straordinario del governo in Afragola fra il 1870 e il 3 luglio 1873, data in cui convoca il Consiglio comunale appena rinnovato e presieduto dal consigliere anziano Nicola Setola, successivamente sindaco dello stesso casale per due diversi (e lunghi) mandati. In una Guida alla città, del 1993, don Gaetano Capasso lo dava come commissario dal 1873 al 1876: c’è quindi una discrepanza di date fra quanto datato nella Relazione e quanto scrive il defunto sacerdote. Ovviamente noi propendiamo, in mancanza di altri riferimenti, per la data desunta dalla Relazione; non sarebbe del resto né il primo né il più grave degli errori del cultore di storia locale Gaetano Capasso (leggi questo LINK). La Relazione ci informa ci notizie interessanti e sopratutto complete sullo stato del casale di Afragola nei primi anni Settanta del XIX secolo. Noi oggi ci soffermeremo in particolare sulla questione dell’igiene pubblica.

L’ospedale di Afragola.

Città popolosa e dai vasti confini, Afragola giace ancora oggi priva di una struttura ospedaliera organizzata. Le promesse fatte negli ultimi decenni da personaggi ancora sulla ribalta politica danno il senso di straniamento e della perfetta inutilità dell’indignazione che esplode nei social e non nelle urne. Eppure non è sempre stato così. Afragola, nel corso della sua storia unitaria, ha avuto ben due ospedali. Uno nel 154, presso la chiesa di Santa Maria d’Ajello; l’altro nel periodo di cui trattiamo, sito nel convento di Sant’Antonio, trasformato dopo l’Annessione del 1861 in una struttura sanitaria e per i mendici. La situazione non era affatto florea, come desumiamo dalla Relazione Arpa. Scrive il Commissario, a pagina 21: “Sì da il pomposo titolo di Spedale Civico a cinque angustissime celle senz’aria, senza luce nell’interno dell’ex Convento di Sant’Antonio dove si trovano dieci miseri lettucci. Questo Spedale è sussidiato dal Comune con L. 1000 annue, più la somministrazione di medicinali, ciò che porta un aggravio all’Amministrazione Municipale di L. 2000 circa. Il servizio è fatto dai Monaci che tuttora abitano detto Convento, e alla deficienza d’entrata si supplisce ricorrendo alla carità cittadina”. Il funzionario prosegue affermando che “non esistono in guardaroba che pochi stracci di biancheria”, proponendo che il nuovo Consiglio si adoperi per l’istituzione di “una sala ampia, ventilata, e che presenti tutte le garanzie igieniche, il che potrebbe facilmente ottenersi valendosi della terra esterna al primo piano già coperta, per cui non occorrono altre spese se non tenuissime riparazioni al soffitto”.
Questo passo ci fornisce molteplici informazioni. Innanzitutto, lo stato del Convento doveva essersi degradato nei 13 anni di assenza di cure da parte dei frati (qui chiamati monaci): screpolature nel soffitto, finestre crepate, celle asfissianti. I religiosi abitavano ancora la struttura, evidentemente sotto la spinta di San Ludovico da Casoria, che nelle strutture dei francescani fondò un mendicicomio. Non venivano però usati tutti gli spazi a disposizione dell’ex struttura religiosa, per motivi che la fonte non riporta: c’è da supporre che tali spazi non fossero agibili o che venissero volutamente lasciati a disposizione dei frati. L’amministrazione forniva 1000 lire all’anno per le spese di mantenimento della struttura, oltre ad altre 2000 per l’acquisto di medicinali: in rapporto alla popolazione di Afragola dell’epoca, che assommava a circa 18000 abitanti (come riporta la Relazione in un altro passo), era una cifra bassa, che non riusciva a coprire tutto il fabbisogno. Arpa invitava il Consiglio comunale ad affidare la struttura alla “Congregazione della carità” (San Ludovico da Casoria) per alleviare il peso per le casse statali, considerando anche che era la carità pubblica che sopperiva alla mancanza di denaro. 

Sì alle vaccinazioni!

Buona la situazione dei medici condotti nel casale, numerosi presso le tre parrocchie di Afragola, e notevole anche l’attenzione di Arpa per la vaccinazione di massa. Scrive difatti Arpa alle pagine 25-26:
E’ stata eseguita una straordinaria vaccinazione sopra numero 410 bambini, e perché riuscisse più sicura ed efficace, deliberai d’accordo con i Medici e col Commissario del vaccino del Circondario di servirmi del pus attinto direttamente dalla vacca, che più volta venne condotta in Afragola, e se ne ebbero splendidi risultati”. Non è indicato contro cosa ci fu questa vaccinazione di massa, ma vista l’epoca e il luogo la malattia non poteva essere che il vaiolo; le vaccinazioni contro il tetano iniziarono nel 1880, quelle per le altre malattie a inizio Novecento. Il vaiolo era più comune di quanto si pensi in Afragola: durante l’epidemia del 1834, neppure 40 anni prima del giorno in cui Arpa leggeva la sua Relazione nel Palazzo di città, Afragola era stata decimata di un terzo della propria popolazione a causa della pestilenza.

(Continua)

3 commenti:

  1. Risposte
    1. Assolutamente. Attendo il piacere di conoscervi di persona.

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    2. Aspettando il libro, in attesa di una sua firma

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