lunedì 17 luglio 2017

Studio di un documento. Il testamento Fatigati del 1882.

Prima pagina del testamento Fatigati.

I miei 4 lettori che mi leggono da tempo sanno già dai precedenti articoli a quale fonte storica do la mia preferenza. Gli archivi parrocchiali sono una miniera di informazioni storiche, economiche, sociali, culturali, perfino topografiche che difficilmente si può sottovalutarle nel trattare di Storia. Ma essi non sono una fonte unica. Altra fonte primaria per la ricerca storica e storiografica sono gli archivi notarili, che sono altrettanto ricchi di informazioni per lo storico o il divulgatore storico che sa interpretarle, come anche del semplice lettore che con curiosità si accosta alla lettura di documenti del passato.
Un esempio è il documento testamentario – in copia conforme- che ho davanti alla scrivania, stipulato dal notaio Giuseppe Castaldo Tuccillo nel 1882 per conto della signora Vincenza Fatigati. Tratto di questo testamento con il consenso di uno dei discendenti, Domenico Fatigati. Visto che a noi interessano solo le notizie storiche e sociali che il testo offre, tralascerò volutamente gli accenni a dinamiche interne della famiglia Fatigati e farò un sunto delle ben 6 pagine uscite fuori dall'analisi dello stesso.

I Fatigati di Afragola: breve accenno storico.

I Fatigati costituiscono una famiglia storica di Afragola, essendo testimoniati nelle fonti finora spogliate sin dalla seconda metà del XVI secolo. Essi si insediarono nell’area adiacente il castello trecentesco, probabilmente nel sito dell’attuale palazzo di famiglia in via Manzoni e dunque tra i nuclei di San Giorgio e San Marco. Non sono infatti citati a Santa Maria d’Ajello, il polo demico più numeroso del casale di Afragola alla fine del Cinquecento1.
Sabatino Fatigato (“Fatigato” è forse la variante originaria del nome, con la o finale trasmutata in i per errori di copia) fu parroco di San Marco fra il 1604 e il 1625, quando la sede parrocchiale era ancora nella vetusta chiesa angioina delle periferie orientali, comunemente chiamata “San Marco vecchio” o “in Sylvis”2. I 20 anni di parroccato di don Fatigato (nato nel 1555 e morto il 7 luglio 1625, a 70 anni) 3corrisposero a una grande mobilità al vertice della Chiesa napoletana, retta in successione dai cardinali Ottavio Acquaviva e Decio Carafa, mentre sul piano locale il casale delle fragole manteneva la sua dimensione di ente demico indipendente dal potere baronale, in seguito alla compravendita del feudo dei Bozzuto avvenuta nel 1576 da parte dell’università.
Una Geronima Fatigato è citata come madre di un altro parroco di San Marco, don Francesco Antonio Castaldo (1674 – 1749, parroco dal 1740) nel registro dei battezzati della parrocchia di Santa Maria d’Ajello. I genitori (il padre era Giovanni Lorenzo Castaldo) si erano però uniti in matrimonio nella chiesa di san Giorgio nel settembre del 16734, e quindi nell’area “ancestrale” dei Fatigati, che nel Settecento appaiono già come notevoli proprietari terrieri.
Un Alessandro Fatigato è citato in un sacro patrimonio per titolo ecclesiastico nel 17615.
Un Fabio Fatigati è citato da Giuseppe Castaldi nella sua opera su Afragola riferendosi a un testo di Chiocchiarelli, ma ne scrive solo per affermare di non aver trovato nulla su questo “Fabius Fatigati Fragolensis” che “philosophus fuit6.
Ma l’avo più noto dei Fatigati attuali è senza dubbio Gennaro Fatigati, nato in Afragola il 2 maggio 1711 da Agnello e Santa Zanfardino. Confessore e amico di Sant’Alfonso Maria dei Liguori, cofondò con Mattia Ripa, nel 1732, il “Collegio de’ Cinesi”, antesignano dell’attuale Università “L’Orientale” di Napoli, divenendone Rettore nel 1746. Il 21 settembre 1763 fu nominato vescovo di Cassano allo Ionio, ma rifiutò l’elevazione, volendo restare ad occuparsi del Collegio. Morì il 19 maggio 1785.

Un testamento senza scontenti.

Il documento che analizziamo è un testamento, cioè una libera volontà di un privato cittadino, trascritta davanti a un pubblico ufficiale, in questo caso il notaio Giuseppe Castaldo Tuccillo, fu Gaetano, erede di un’altra famiglia storica di Afragola, i Castaldo- Tuccillo, di cui parleremo ancora tra qualche settimana. Il documento è una copia conforme di testamento pubblico: l’originale è da ricercarsi evidentemente nell’archivio notarile dei Castaldo- Tuccillo, se ancora esiste.
Il notaio annota con scrupolosità il tempo e il luogo dell’incontro con la testatrice e i testimoni: siamo al 4 luglio 1882, “regnando Umberto I, nello studio notarile posto in casa mia in via Maiello ora San Giorgio n. 8, e propriamente nella stanza a mezzogiorno, dalle ore sei alle ore nove pomeridiane di Francia”.
Iniziamo con le inferenze, che sono di carattere generale e localistico al tempo stesso. Umberto I di Savoia regnava da 4 anni e mezzo, succeduto a Vittorio Emanuele II, e ne regnerà altri 18, fino alla sua uccisione a Monza nel 1900. Lo studio è posto nella casa privata del notaio, ed è esposto verso sud, quindi verso Napoli. Credo di aver individuato l’edificio, ma sarà oggetto di un altro articolo. Il riferimento alle “ore pomeridiane di Francia” è mutuato dagli usi piemontesi. Casa Savoia regnava sia sul Piemonte e sulla Sardegna sia sulla Savoia, regione francofona posta aldilà delle Alpi: in Piemonte si usava contare le ore sul meridiano francese, più attardato di quello inglese, e con la piemontizzazione del Sud Italia tale uso fu introdotto anche da noi.
La testatrice è Vincenza Fatigati, nubile, analfabeta “nata e domiciliata in Afragola in via Manzoni, già Fatigati”, e ciò è un indizio ulteriore per la localizzazione del sito di attecchimento ancestrale dei Fatigati in Afragola, il quartiere San Giorgio.
Vincenza Fatigati è accompagnata da 4 testimoni, e rilascia le sue proprietà in maniera certosina:
  • A Carmine Fatigati, fu Domenico, lascia una porzione di territorio e “un basso” in Afragola, con obbligo di far celebrare per 6 anni nel giorno del di lei decesso messe piane da un sacerdote scelto da lui7. Per “messe piane” si intendevano messe celebrate da un solo sacerdote con a fianco un chierichetto, definizione che per noi, vissuti dopo quella catastrofe nota come Concilio vaticano II, non ha più valore.
  • A Luigi Fatigati, di Carmine, lascia la nuda proprietà di metà del basso donato al padre carmine, con l’obbligo di dare alla propria sorella Emilia Fatigati “lire 425 pari a ducati 1008 alla maggiore età.
  • A Domenico Fatigati, di Carmine, lascia la nuda proprietà dell’altra metà del basso donato al padre Carmine.
  • A Michele Fatigati, fu Domenico, lascia l’usufrutto della stanza che possiede in via Manzoni, già Fatigati.
  • A Raffaele Fatigati, fu Domenico, lascia 340 lire.
Ho volutamente tralasciato, come annunciato all’inizio, particolari intimi della famiglia dell’epoca (il testamento è di 7 pagine fitte) che interessano i discendenti ma non lo scienziato storico.
Nessuno fu lasciato escluso, quindi, dalle ultime volontà della Fatigati, tra fratelli e nipoti, onde evitare dissidi famigliari facili a nascere quando si trattava di frazionamenti di proprietà.
Vincenza Fatigati era accompagnata da 4 testimoni:
  • Giovanni Calvanese, fu Raffaele, proprietario, nato e domiciliato in Afragola, in piazza Castello n. 10.
  • Andrea Firelli, fu Giovanni, canapaio, nato e domiciliato in Afragola, in piazza Castello n. 10.
  • Aniello Rocco, fu Giuseppe, venditore di generi di privativa, nato e domiciliato in Afragola, in piazza Castello n. 10.
  • Angelo Cuomo, fu Nicola, proprietario, nato e domiciliato in Afragola, in via Rosario n. 9.
Possiamo notare una certa omogeneità fra i testimoni scelti dalla Fatigati per presenziare all’incontro con il notaio: due proprietari, un canapaio e un venditore di “generi di privativa”9, vale a dire generi di monopolio (tabacchi, sali, valori bollati)10. I cognomi sono tutti di famiglie bene in vista nell’Afragola di fine Ottocento, che stanno cominciando ad abbandonare la terra per dedicarsi alle arti liberali o quantomeno favorire i propri figli nella scalata sociale nel secolo del positivismo e della borghesia. La testatrice, i testimoni, lo stesso notaio sono esponenti di un’Afragola che tende ad aprirsi, almeno ai livelli medio- alti della società, alla libera professione, avendo però sempre una solida base terriera.
Anche i domicili dei quattro ospiti mostrano una omogeneità quasi assoluta – e tradiscono il “piccolo mondo” nel quale si era probabilmente svolta la vita della signora Fatigati: tre su 4 vivono in piazza Castello, addirittura nello stesso stabile, e forse hanno legami di consanguineità fra essi. Fa eccezione Cuomo, residente più distante da tutti gli altri, in via Rosario.
Angelo Cuomo. Un nome che richiama alla mente un altro episodio storico di Afragola, più antico del testamento firmato da quelle 6 persone in quell’assolato pomeriggio di luglio di 135 anni fa.
Un episodio ancora poco analizzato. Ma di cui parleremo un’altra volta.

Note:


1 Santa Visita Apostolica dell’Em.o Arcivescovo di Napoli Alfonso Gesualdo, 1598.

2 Lo spostamento della sede parrocchiale nell’attuale tempio, fatto costruire dai Gesuiti proprio ai tempi di Fatigato, avverrà solo nel 1668.

3 Giuseppe Esposito, I parroci di Afragola ieri e oggi, 2008, p. 53.

4 Ibidem, p. 66.

5 Ibidem, p. 69.

6 Giuseppe Castaldi, Memorie storiche del Comune di Afragola, 1830, p. 86.

7 Testamento Vincenza Fatigati, pagina 3.

8 Ibidem, foglio 4.

9 Testamento Vincenza Fatigati, pag. 6.

10 “Privativa, e”, voce Enciclopedia Treccani.   

Nessun commento:

Posta un commento