martedì 25 luglio 2017

Afragola fascista - II parte.

Confederazione. Uhm...ricorda qualcosa. Conf, Conf...

Link alla prima parte: QUI.



Nel precedente articolo tratteggiamo un elenco delle diverse professioni presenti in Afragola a 10 anni dalla presa di potere del fascismo, consultando la “Guida Stellacci di Napoli e Provincia”, nella terza edizione del 1932/X. Tale fonte è utile anche per delineare l’insieme delle attività commerciali e industriali presenti nell’allora casale. Al 1932, sono segnalate in Afragola le seguenti attività:


  • Acque gassate: 1
  • Agenzie assicurative: 1
  • Agenzie di pegni: 1
  • Aglio e cipolle (aziende trattanti): 7
  • Appalti di opere pubbliche (aziende di): 23
  • Automobili e carrozze (noleggio di): 2
  • Baccalari: 1
  • Banchi di cambio: 2
  • Beccherie: 17
  • Bestiame (incettatori di): 2
  • Bettole: 19
  • Botti (fabbrica): 1
  • Caffè: 10
  • Calce (Aziende produttrici): 3
  • Calzaturifici: 2
  • Canapa (macerazione): 5
  • Canapa (produzione): 2
  • Canapa (vendita): 1
  • Cappelli: 2
  • Carboni: 2
  • Carpentiere: 9
  • Carrube cereali crusche: 3
  • Coloniali: 7
  • Commestibili: 53
  • Conceria: 1
  • Costruzioni edilizie: 2 “società anonima cooperativa” per artieri e bonifiche, 1 per
    braccianti e affini, 3 singoli.
  • Cuoi: 1
  • Distilleria: 1
  • Drogheria: 1
  • Falegnamerie: 3
  • Farina: 2
  • Farmacie: 8
  • Ferramenta: 2
  • Ferro (Lavorazione del): 3
  • Filati: 2
  • Fusari: 4
  • Frutta: 4
  • Ghiaccio: 4
  • Latteria: 1
  • Latticini: 2
  • Legnami: 3
  • Materiali di costruzioni: 1
  • Mediatori e sensali: 9
  • Mercerie: 9
  • Molini: 2
  • Officina meccanica: 1
  • Oreficerie: 4
  • Orologeria: 1
  • Panetterie: 7
  • Pastificio: 1
  • Pesa pubblica: 1
  • Pescherie: 1
  • Pompe Funebri: 1
  • Rappresentanze: 1
  • Sacerdoti: 24
  • Solfato di rame (aziende trattanti): 1
  • Tessuti: 14
  • Trasporti: 1
  • Uova e pellami: 17
  • Velocipedi e accessori: 1
  • Vini: 151

Un paese agricolo ma ricco.

Lo schema riportato delinea un casale in cui la maggior parte della popolazione è legata alla terra e alle produzioni ad essa legate: l’agricoltura, l’allevamento dei capi bestiame, la produzione di canapa. Il nostro territorio, posto in posizione baricentrica tra l’area vesuviana e la bassa Terra di Lavoro, ha sempre goduto di un suolo fertile e produttivo. Già nei secoli passati possedere o coltivare un terreno in Afragola era considerato un buon investimento: Giuseppe Castaldi, che scrive nel 1830, ricorda che il territorio afragolese “è generalmente arbustato, ed è atto a tutte le produzioni necessarie a sostenere la vita. I canapi e i lini vi riescono di buona qualità (…), il frumento, il granone, i legumi e le frutta di ogni specie vi allignano anche assai bene”1. La vite, il tabacco, il frumento, gli asparagi, le fragole, i melloni erano pure prodotti afragolesi molto richiesti sia nel circondario sia nella stessa capitale del Regno. La coltivazione e la raccolta erano a cura dei massari, contadini che amministravano i poderi o un latifondo per conto di un proprietario terriero residente nel centro urbano. Ancora oggi i campi orientali della città sono costellati da masserie, residui di quell’epoca lontana (per info, leggi qui: LINK). L’industria delle Amarillidacee (aglio e cipolla), ancora oggi fiorente tale da permettere la vendita oltre che il consumo interno, dava lavoro nel 1932 a 7 aziende, non è specificato se a conduzione famigliare o imprenditoriale. Oggi esiste una sola industria che tratta le Amarillidacee in città, e la lavorazione avviene nei cortili dei palazzi del centro storico, in particolare nel quartiere Santa Maria, i cui vicoli nei mesi primaverili ed estivi si riempiono della fragranza odorosa di queste bulbose. Altro discorso la canapa. Osserviamo una differenziazione in tre momenti dell’attività legata a questa pianta: la produzione riguardava 2 unità lavorative, la macerazione ne richiedeva 5, la vendita una sola (parliamo di aziende, ovviamente). La canapa era coltivata su tutto il territorio agricolo ed era di prima qualità, tanto da essere richiesta anche fuori la Campania e fuori Italia, in competizione con quella frattese. La macerazione avveniva in grandi vasche riempite d’acqua, nel mese di luglio, e richiedeva, per la gran fatica, una notevole forza fisica: i canapai maceratori si immergevano nell’acqua coi fusti ammolliti e tiravano via col coltello la corteccia, masticando una foglia di tabacco per “stordirsi”: il caldo, l’umidità fortissima, la fatica muscolare erano insostenibili, e il tabacco assunto via orale serviva come eccitante. Macerato il fusto, si portava la fibra in città, per farla lavorare negli androni dei palazzi. La vendita era un monopolio dello Stato, il che spiega l’affidamento a una sola azienda di tale incarico: la pignoleria per il trasporto era tale che nelle carte di ricevimento bisognava indicare sia l’orario di partenza dal palazzo sia quello d’arrivo al deposito.
L’allevamento comprendeva capre, pecore, bovini, pollame, cavalli e asini, perfino il baco da seta. Collegato ad esso c’erano le industrie casearie, del pellame e della carne: nel 1932 notiamo la presenza di 17 beccherie nel casale, da intendersi sia come centri di macellazione sia di vendita della carne, e a un secolo di distanza la situazione sembra invariata, non fosse che ormai l’allevamento, come l’agricoltura, ha ristretto molto i suoi bacini di occupazione. Resiste ancora oggi l’allevamento del pollame, per carne e uova, che 85 anni fa dava lavoro a ben 17 piccoli centri di produzione.
La tradizione legata all’edilizia ha radici ben più antiche dell’arrivo del fascismo in città: le numerose aziende edilizie e legate alla lavorazione del ferro presenti ancora oggi denunciano sia una continuità produttiva tra passato e presente che ha pochi altri riscontri in altri settori sia l’invariata mentalità afragolese di ottenimento di un “quartino” o di un palazzo di famiglia, visto ancora oggi, nel 2017, come simbolo del successo e dell’avvenuta ascesa sociale.
(Continua con la 3a e ultima parte fra due settimane).

Nota: 

1 Giuseppe Castaldi, Memorie storiche del Comune di Afragola, 1830, p. 54-55.

1 commento:

  1. Buongiorno sig. Corcione, vorrei farle una domanda in merito al periodo post-fascista ad Afragola, per la precisione all'arrivo degli alleati. Mio nonno mi raccontava dei flash-back di quel periodo (in quegli anni non superava la ventina, anzi) e uno di questi riguardava una scena che scatenava in mio nonno un certo rancore verso gli Inglesi anche in tarda età, ovvero che gli Anglosassoni quando finivano di mangiare e rimanevano gli avanzi, invece di distribuire qualcosa alla popolazione locale, preferivano versarci sopra della benzina e buttarli nei pozzi. Volevo sapere se questo racconto è solo una scena 'modificata' negli anni da mio nonno o se è vero che c'erano insofferenze tra i nostri nonni e bisnonni almeno verso gli Inglesi per non dire tutti gli Alleati, e se fosse vero, certi atteggiamenti sono frutto di un popolo che nutriva rancore verso gli Italiani 'tutti Fascisti' o il razzismo tipico degli Iglesi li accompagnò anche da noi

    RispondiElimina