lunedì 10 luglio 2017

Afragola fascista - I parte.

Benito  Mussolini. 



Una premessa piccola ma significativa.

La storia di Afragola ha molti vuoti. Periodi non trattati perché non esistono fonti di alcun tipo in grado di aiutarci nella ricostruzione oggettiva di quei periodi (l’Alto Medioevo) ovvero perché i documenti sono molti, contraddittori fra loro o inaccessibili perché custoditi in archivi non sempre aperti e non sempre consultabili.
Ci sono poi periodi rimossi dalla memoria collettiva, quasi come se nulla fosse accaduto; ci si limita a una veloce elencazione di episodi storici e si passa immediatamente a parlar d’altro. Il periodo fascista ad Afragola è uno di questi. Il ventennio che va dalla presa del potere del podestà Luigi Ciaramella (1923) alla sua defenestrazione (1943) diventa nelle pagine dei cultori storici locali una mera elencazione delle opere compiute da Ciaramella per l’allora casale di Afragola, per poi passare a trattare subito del periodo postbellico, ignorando anche le conseguenze della guerra e dell’armistizio in città. Nessun cultore di cose storiche, eccetto uno, si è occupato finora del periodo fascista e bellico in città, se non per limitarsi a scrivere che nel 1935 Afragola divenne città. L’unica eccezione è costituita da don Gaetano Capasso, e gliene do atto, nonostante anche lui si sia limitato a riportare fonti senza commentarle o incrociarle con altri dati.
Vetus et Novus”, blog tanto copiato quanto disprezzato dai cultori di storia locale (essendo che mi sono sempre rifiutato di scrivere anche gratuitamente per chi non ha neppure la buona educazione di salutare pur conoscendoti) ha cercato in questi anni di illuminare questa oscurità con articoli a tema: basta digitare su qualsiasi motore di ricerca “Vetus et Novus blog tag Guerra” per leggere gli articoli che trattano delle conseguenze del conflitto in Afragola e fuori. Non pretendo certo di aver dimostrato tutto: la passione da sola non può sostenere una seria ricerca storica anche in periodi a noi vicini, perché il detto “Mentre Roma discute Sagunto cade espugnata” riguarda anche le tasche di chi fa divulgazione in questo Paese retto sul precariato dei giovani. Chi vuol capire, capirà.

Tante strade passano per Afragola.

Afragola fascista, dunque. Ma cosa intendiamo per fascista? L’adesione ideologica e politica al Partito Fascista di Benito Mussolini (1883-1945), ovviamente. Ma quanti afragolesi (e potremmo chiedere anche: quanti italiani) erano davvero aderenti, in anima e corpo, al Fascismo? Inizialmente pochi, man mano molti, alla fine quasi tutti.
Il Fascismo, a differenza del nazismo tedesco, si impose negli strati sociali bassi della popolazione senza resistenze, poiché per il contadino, l’artigiano, il manovale, il bracciante, il canapaio, il fruttivendolo, il pescatore un governo valeva l’altro, e tutti erano pessimi. L’avvento stesso del nuovo regime fu “morbido”, senza contraccolpi almeno per i primi due anni, con l’ingresso nel governo dei giolittiani e la supervisione stretta del re che aveva rifiutato di firmare lo stato d’assedio a Roma, ponendo fine all’esperienza dei governi liberali. Agli occhi della gran parte degli italiani, l’incarico dato a Mussolini di formare un governo di coalizione fu un incarico come un altro, senza tanti scossoni. Anche la sostituzione dei sindaci con la carica dei podestà non generò proteste o rivolte: la maggior parte degli afragolesi non votava, e comunque la carica di sindaco era ricoperta sempre dalle stesse persone o dalle stesse famiglie (come poi avverrà negli anni ottanta del Novecento, in piena democrazia).
Una foto d'epoca delle campagne dell'area napoletane.
L’Afragola degli anni Venti era una casale interamente agricolo, privo di mura perimetrali (e sia detto questo a chi insiste nel definire la città delle fragole come un “borgo”), immersa nei campi che la circondavano da ogni lato. Due assi viari principali da e verso Napoli la tangevano: la via Sannitica, che dall’ex Capitale conduceva a Caserta, che costituita la linea di confine con Cardito, a est, e la via Nazionale delle Puglie, che da Poggioreale conduce a Benevento (e a Bari, sotto altre denominazioni), che taglia in due la località Salice, generando una confusione sull’appartenenza degli abitanti della zona, Afragola o Casalnuovo, che perdura ancora oggi, a sud.
Un lungo viale si dipartiva a Cardito, presso l’attuale Piazza S. Croce, e si snodava per i campi, attraversando il centro storico di Afragola e giungendo a Casoria, indi a Napoli. Il viale esiste ancora, pur se con diversi nomi e diverso percorso, e corrisponde all’asse attuale corso Meridionale – De Rosa- San Felice – Corso Garibaldi.

Un’Afragola contadina.

La “Guida Generali Stellacci di Napoli e Provincia” del 1932/X è una fonte di primo livello per avere un quadro delle attività produttive presenti a Napoli e nel suo entroterra a metà in piena èra fascista. Riguardo Afragola, ecco cosa ricaviamo:

Sindacati (tutti con sede in Piazza Belvedere o nelle vie adiacenti):
  • Sindacato Fascista degli Agricoltori
  • Sindacato Fascista Appaltatori
  • Sindacato Fascista Comunali

Professioni:
  • Agronomi: 2
  • Avvocati: 6
  • Chimici: 2
  • Farmacisti: 3
  • Ingegneri: 2
  • Docenti elementari: 8
  • Medici chirurghi: 6
  • Notai: 1
  • Ostetriche: 3
  • Veterinari: 1
  • Canapai: non indicato, ma dai dati incrociati risulta un numero presso le 100 unità lavorative.


Per adesso fermiamoci qui (la Relazione continua ma ne daremo conto nei successivi articoli).
Il numero esiguo di professionisti ci informa, indirettamente, che la maggior parte dei quasi 20000 abitanti di Afragola del 1932 viveva del lavoro della terra: braccianti, zappatori, raccoglitori, operai a giornata, latifondisti, canapieri. Possiamo tuttavia rilevare come qualcosa “si muova”: l’ascesa di una classe media (è improprio chiamarla borghesia) che con i proventi dello sfruttamento della terra dà un’istruzione superiore ai propria figli e li specializza in un’epoca dove i “dottori” e i “professori” erano rari nei contadi. Mentre la presenza di operatori del mondo del diritto (avvocati, notai) non ci sorprende, essendo un’eredità del mondo ottocentesco, è curiosa la presenza di un veterinario, certamente chiamano non per cani o gatti ma per la cura dei capi bestiame. Chimi e ingegneri denunciano un interesse scientifico da parte degli strati alti della società afragolese che non verrà mai più meno fino ad oggi. La presenza di un solo notaio in città si spiega con la dipartita di quelli precedenti al momento della Relazione, e ne rende ancora più facile la identificazione.
Ma di ciò parleremo in un prossimo articolo.

Nessun commento:

Posta un commento