venerdì 2 giugno 2017

Afragola d'arte. Basilica di Sant'Antonio - Nota storica.

Basilica di Sant'Antonio da Padova.

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Rieccoci qua, con la nostra rubrica sull’arte locale. Ci siamo presi un mese di pausa, sia per dare spazio ad Angelo Mozzillo, sia per impegni professionali del direttore, i cui risultati vedrete presto pubblicati qui.
La programmazione della rubrica prevedeva, concluso il focus riguardo la chiesa di San Domenico, la trattazione del Castello angioino, in modo da dare uno spazio anche laico alla rubrica – del resto, non è colpa nostra se il patrimonio artistico afragolese è per la maggior parte di natura religiosa. Tuttavia, la vicinanza alla peregrinatio del Santo protettore degli afragolesi ha convinto me e la vicedirettrice “Minion” a modificare i programmi. Eccoci qui dunque a parlare della Basilica di Sant’Antonio da Padova.

Una chiesa dedicata a San Francesco…

La storia dell’insediamento francescano in Afragola inizia nel 1613, secondo gli studi di Gaetano Capasso1, quando l’università aveva avanzato alla Curia arcivescovile la richiesta di permettere un insediamento dei frati anche nel casale delle fragole. I padri domenicani, già presenti nel casale da circa 40 anni, osteggiavano la richiesta adducendo come giustifica la povertà del casale, che rendeva insostenibile la compresenza di due ordini di religiosi mendicanti. La Curia in quel momento era oggetto dell’energica riforma voluta dall’arcivescovo e cardinale Decio Carafa (1613 – 1626), succeduto a due arcivescovi che erano rimasti per poco sulla Cattedra di Sant’Aspreno. Giuseppe Castaldi, primo storico di Afragola, rileva invece che la supplica fu inviata alla Curia nel 1618, 5 anni più tardi2.
La richiesta non fu accolta in un primo momento perché forti erano le pressioni contrarie, e la situazione rimase in stallo fino al 1633, quando l’arcivescovo cardinale Francesco Boncompagni decise d’autorità di consentire l’insediamento ai francescani riformati. Ottenuto il consenso, l’università di Afragola comprò un terreno di 4 moggi nella località sita presso l’Arco di San Giorgio (attuale Viale Cristo Re) da Giovanni Antonio de Respinis per 800 ducati. Il contratto di compravendita fu stipulato il 26 febbraio 1638, ma la costruzione del monastero e della chiesa era già iniziata anni prima per volontà dello stesso de Respinis3.
Capasso e Castaldi concordano nel dire che la chiesa, originariamente a unica navata, fu dedicata subito a Sant’Antonio da Padova. Ma un’altra tradizione afferma che il tempio fu inizialmente dedicato prima all’Immacolata, poi a San Francesco e quindi al Santo delle 13 Grazie. Fantasie? Non proprio. Nella sua opera manoscritta riguardo alla storia del quartiere di Casavico (San Marco), Romualdo Cerbone trascrive le sepolture di alcuni afragolesi, riportate nei registri dei defunti della parrocchia di San Marco.
Accennando alla sepoltura di Benedetto Iorio, morto il 2 agosto 1688, Cerbone scrive : “Sepolto nella chiesa di Sant’Antonio (Sancti Francisci de Terra Afragolae)”4. La scrittura latina è evidentemente originaria del testo del registro copiato da Cerbone, e quindi testimonia che nel 1688 la chiesa era conosciuta (anche intitolata?) a San Francesco d’Assisi. Secondo me, e parlo per ipotesi, la dedicazione a Sant’Antonio avvenne al momento della consacrazione del tempio, il 28 aprile 1715, ad opera del vescovo di Crotone, Michele Guardia.

La decadenza, la rinascita.

Nel Settecento il Santuario fu oggetto di ingrandimenti e abbellimenti5. Ai tempi del Castaldi, il prospetto del tempio aveva nel frontespizio un marmo recante lo stemma di Afragola6, presentava una sola navata adorna di altari in marmo e nella terza cappella v’era custodito il Crocifisso di frate Umile da Petralia, del quale parleremo in un prossimo articolo. Castaldi ricorda anche la festa del Santo, che iniziava un mese prima del 13 giugno e continuava per luglio compreso. Anche in questo caso, devo chiedere a voi 4 lettori di avere pazienza e attendere un prossimo articolo ad hoc.
Il 7 luglio 1866 giunse il decreto del governo sabaudo unitario che ordinava la chiusura del convento e il suo passaggio alle dipendenze del Comune. Dal 1876 al 1872 il complesso fu affidato al Santo Ludovico da Casoria, che vi aprì un mendicicomio e un ospedale civico, mentre solo la chiesa restò a testimoniare l’origine religiosa della struttura. Nel 1902 chiuse però anch’essa, e restò attivo solo l’ospedale. I tempi antireligiosi dell’Ottocento erano però giunti al termine: nel novembre 1906 il Comune vendeva ai frati il complesso, in totale abbandono e disfacimento. I francescani tornarono, e iniziarono un ciclo di lavori strutturali che perdurarono per tutto il secolo: nel 1911-19 furono costruite le cappelle del lato destro, negli anni 1953-65 furono realizzati il campanile in tufo, il deambulatorio del Trono e le due aule laterali del presbiterio7. L’aspetto attuale della chiesa risale agli ultimi lavori, realizzati all’inizio del XXI secolo. Nel 2004 il Santuario fu elevato in Basilica minore pontificia.

(Continua…).

Note

1 Gaetano Capasso, Afragola. Dieci secoli di storia comunale, 1974, p. 90.

2 Giuseppe Castaldi, Memorie storiche del Comune di Afragola, 1830, p.46.

3 Castaldi, op. cit., p.47.

4 Romualdo Cerbone, Vita quotidiana a Casuobbeche, manoscritto, p. 45.

5 Gianfranco d’Andrea, Sant’Antonio in Afragola, 1994, p. 22.

6 Castaldi, op. cit., p. 47.

7 Gianfranco d’Andrea, op. cit., p. 22.

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