domenica 7 maggio 2017

Angelo Mozzillo e l'edicola da salvare.

Edicola di via Morelli, XVIII secolo.



Per l’articolo su Angelo Mozzillo, vedi:  LINK.


Di Angelo Mozzillo, pittore afragolese vissuto tra il 1736 e il 1810, mi occupo ormai da anni, sia su “Nuovacittà” sia nel mio blog, Vetus et Novus.
Quando studiosi di altre città mi contattano, via mail, per avere notizie su di lui, ho sempre conferma del passo evangelico per il quale nessuno è profeta in patria. Ricercatori storici, pubblicisti, semplici appassionati d’arte di Nola, Cicciano, Taurasi, Massalubrense, Napoli mi chiedono di lui, mentre nessun afragolese sembra mostrare lo stesso interesse per questo illustre conterraneo. Illustre davvero, non come la lista di amici degli amici che Giuseppe castaldi e Gaetano Capasso, sia pace alle loro anime, ponevano alla fine dei loro libri per far felici i conoscenti. Da tempo ho collezionato, fotograficamente parlando, buona parte delle sue opere esistenti nel circuito dell’area metropolitana di Napoli, tanto da poterne realizzare a breve (“breve” secondo tempi editoriali, evidentemente) un catalogo ragionato. Mozzillo operò in tutta la Campania e non solo, ma per ragioni che poi dirò a me interessa seguirne l’opera nei tre poli principali del suo mondo: Afragola, Napoli, Nola (e le rispettive aree).

Afragola, pur avendolo ricordato con l’intitolazione di una strada e di una scuola, non tiene molto in considerazione questo suo figlio prolifico, che era molto richiesto da committenti laici e religiosi e le cui opere ancora adornano molti androni e moltissime chiese. In città possiamo ammirarne: l’ “Addolorata ai piedi della Croce” in Santa Maria d’Ajello, “San Giorgio che abbatte il Tempio di Apollo” in San Giorgio martire, “Il trapasso di Santa Rosa” in San Domenico (o Ss. Rosario), “San Vincenzo Ferrer”, affrescato in un androne privato in via Plebiscito, e la nota edicola votiva della “Madonna delle Grazie” all’incrocio fra le via Morelli e Pigna. Quest’ultima edicola, a tempietto, esposta da 300 anni agli agenti atmosferici, ritrae la Vergine col Bambino, entrambi con visi stupendi, esaltati da colori vivi come l’azzurro del manto della Madonna e adornati da belle corone. Quest’affresco sta progressivamente scomparendo. Comparando due foto scattate a 7 anni di distanza, la prima nel 2010 e l’altra quest’anno, si nota come la parte inferiore sia ormai già degradata, e lo screpolamento stia intaccando anche i visi della Madonna e del Bambino. Una crepa attraversa longitudinalmente l’immagine, già crepata in altre zone in modo meno grave, e le mani della Madonna sono ormai appena visibili.
Recuperare un’opera mozzilliana ad Afragola sarebbe un’ottima iniziativa, che rispolvererebbe la memoria cittadina per l’antico concittadino e potrebbe essere l’inizio per una rivalutazione (e protezione) di tutte le edicole votive della città, di cui trattammo un anno fa tra queste pagine. Come salvare l’edicola? Una lastra di plexiglas che non aderisca all’affresco (da restaurare nella parte inferiore), ma impedisca all’umidità di distruggerlo ulteriormente, potrebbe già essere una prima soluzione.
E voi lettori, primi fruitori di un patrimonio artistico non sempre ben custodito, che ne pensate?

Leggi il seguito e le polemiche sull’articolo: Post scriptum su Angelo Mozzillo (LINK).

4 commenti:

  1. Buongiorno Sig. Corcione, vorrei chiederle se può togliermi una curiosità. Sopra l'affresco di questa edicola votiva, c'è un decoro in marmo con un disegno al centro ed una serie di fiori sempre in marmo che lo circondano. Lo strano disegno può essere la sovrapposizione delle iniziali del pittore, A e M?

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    1. La M sovrapposta alla A è l'ideogramma di Maria Vergine, Madre di Dio. E' solo un caso che corrispondano alle iniziali del pittore.

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  2. Le sue informazioni storico artistiche sono assai interessanti ed inoltre condivido la proposta di iniziare a salvare le edicole cittadine, a partire da quella in questione.
    Ritengo che iniziative come queste favoriscano lo spirito di appartenenza alla nostra comunità locale

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    1. Grazie signor Bencini. Vetus et Novus è aperto ad ogni contributo, ci farebbe piacere avere anche vostri spunti.

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