venerdì 28 aprile 2017

Non videbis annos Petri. Aspetti del Papato medievale.

Il Papa e i cardinali, miniatura medievale.

UN PONTIFICATO DI TRANSIZIONE.

Riprendiamo la narrazione storica da dove ci eravamo interrotti due settimane fa, alla morte di Leone IX e all'ingresso sulla scena europea dei Normanni.
Morto Leone, i Romani non osarono procedere a una nuova elezione, e inviarono una delegazione di nobili presso l'imperatore Enrico III. Intanto, la notizia della morte del Papa aveva raggiunto gli esponenti del partito riformatore sparpagliato nel continente, a cominciare da Ildebrando da Soana, suddiacono sotto Gregorio VI, diacono sotto Leone. Anche lui si recò alla corte imperiale e ottenne dal sovrano la nomina di un riformatore, accettando di converso che fosse ancora un uomo di nazionalità tedesca. La scelta cadde sul vescovo di Eichstatt, Gerardo dei conti di Dollnstein. Dopo un uomo di frontiera col mondo franco come Brunone, la scelta ricadeva su un bavarese, che assunse il nome di Vittore II. La nomina avvenne dopo l'estate, in un momento imprecisato fra l'agosto e il settembre del 1054, e il neoeletto svernò presso la corte imperiale, insediandosi a San Giovanni in Laterano nell'aprile del 1055.
Vittore confermò i divieti leonini in materia di simonia e concubinato, e si trovò a reggere l'Impero allorquando Enrico III concluse i suoi giorni prematuramente il 5 ottobre 1056. Il successore presuntivo, un altro Enrico, era minorenne, e i signori tedeschi decisero di affidare il "Consiglio della Corona" (uso un termine improprio) alla vedova Agnese. Nominò suo consigliere per gli affari ecclesiastici Ildebrando, mentre affidò la Germania nel temporale all'arcivescovo Annone di Colonia. Mentre si recava a Roma per convocare un sinodo, avente probabilmente per tema lo scisma con la Chiesa d'Oriente, morì inaspettatamente ad Arezzo il 28 luglio 1057, sicuramente per la malaria. Il suo pontificato, che molti preconizzavano al momento dell'elezione essere lunghissimo, durò in effetti meno di tre anni, e Vittore si è ritrovato, nonostante la giovane età al momento del trapasso (circa 40 anni), nel novero dei cosiddetti "Papi di transizione", benché questa sia una categoria moderna, estranea al pensiero medievale.



STEFANO IX E LA FINE DELLA SERIE TEUTONICA.

Il 2 agosto 1057 fu eletto Papa il giovane Federico di Lorena, abate di Montecassino. Arcidiacono della diocesi di Liegi nel 1050, a circa 30 anni, fu creato cardinale da Leone IX, che accompagnò nella rovinosa campagna militare contro i Normanni. Prigioniero Leone, fu da questi nominato legato pontificio a Costantinipoli, contemporaneamente ai fatti dello Scisma d'Oriente, nel 1054. Nel 1057 Vittore II lo nominò abate di Montecassino, e gli successe pochi mesi dopo. Assunse il nome di Stefano in onore del santo del giorno.
Il suo breve pontificato fu contrassegnato dalla volontà di costituire una coalizione contro i Normanni, che doveva avere come nucleo centrale l'Impero tedesco. Per il trono imperiale, in quel momento vacante essendo Enrico IV minorenne, Stefano propugnò l'elezione di suo fratello Goffredo. Ma i contatti avuti con le casate tedesche si interruppero per la morte del Papa, avvenuta il 29 marzo 1058.
Con Stefano IX si conclude la serie tedesca dei Papi riformatori, una sequenza di 5 Pontefici che avevano avviato quel grande movimento di riforma morale prima ancora che istituzionale che avrà il suo apice 20 anni più tardi con Gregorio VII. I fatti storici dei secoli successivi non permisero più a nessun tedesco di essere candidato al Soglio: la lotta per le investiture rese diffidenti i Pontefici, cosicché per tre secoli il Sacro Collegio non annoverò più ecclesiastici provenienti dalle terre oltre il Reno, e la Riforma luterana affossò la Chiesa cattolica in territorio tedesco fin quasi all'epoca di Federico II di Prussia. Solo nel 2005 fu nuovamente eletto un tedesco al Soglio: Joseph Alois Ratzinger, Benedetto XVI, tuttora vivente.


NON VIDEBIS ANNOS PETRI - IL PAPATO "TRANSITORIO" NEL MEDIOEVO.

La denominazione di pontificato transitorio è affibbiata al regno di un uomo molto in là negli anni o debole in salute, che lascia ragionevolmente pensare a un periodo di governo breve, nel giro di 5, massimo 8 anni, posto fra due pontificati, prima e dopo di esso, di durata più lunga. E' una concezione tipicamente moderna, sconosciuta ai medievali, stante la mancanza di pontificati lunghi. Infatti, escluso San Pietro, all'XI secolo solo pochi vescovi di Roma avevano rasentato o raggiunto i 20 anni di governo, e rari erano stati coloro che avevano superato questa soglia: l'ultimo fu Leone III, che aveva incoronato Carlo Magno, due secoli e mezzo prima dell'epoca di cui trattiamo. Per un uomo di Medioevo, che nel corso della sua breve vita (al massimo un medievale ben in salute poteva raggiungere i 50 - 60 anni), vedeva avvicendarsi Papi sul Soglio ogni 5-6 anni, non aveva senso pensare a regni di transitori, essendo la transitorietà il concetto portante della religiosa del suo tempo: non è questa vita che un passaggio, una dimensione transitoria, che precede la sistemazione definitiva nell'aldilà? Ancora pochi anni, e nel 1064 Pier Damiani conierà la famosa massima "Non videbis annos Petri - Non vedrai gli anni di Pietro", che ricorda la tradizione per la quale Pietro pontificò 25 anni in Roma, e che nessun suo successore potrà mai superarlo in durata: chi è Papa tocca il vertice della piramide dell'umana gloria, ma a quale scotto! Morire entro pochi anni, diventare ossa e cenere, per dare esempio vivente all'Orbe cristiano che "Sic transit gloria mundi" - "Così passa la gloria del mondo".


Leone e Michele
IL PRIMATO E LO SCISMA DEFINITIVO.

Leone IX fu ricordato, oltre che per le sue imprese politiche e le sue peregrinazioni per l'Orbe cristiano (vedansi gli articoli dedicatigli a marzo) anche per lo Scisma d'Oriente, la separazione formale tra Chiesa latina o romana e Chiesa greca. Formale perché, nei fatti, le due Chiese erano separate da secoli, tanto nella liturgia quanto nella condotta e nella morale seguita dai rispettivi membri. Già Gregorio I, nel 597, aveva dovuto vederla col Patriarca di Costantinopoli che pretendeva per sé il titolo di ecumenico, rifiutato da Gregorio. Curiosamente, sarà la Chiesa di Roma, in seguito, sopratutto da Niccolò I (IX secolo) in poi, a rivendicare la potestà ecumenica della Sede di Pietro rispetto a tutte le altre riguardo la conferma della Fede e la giurisdizione ecclesiastica.
Nel 1053 un nuovo dissidio era esploso fra Roma e Costantinopoli in merito alla questione. Appena tornato dalla prigionia normanna, Leone incaricò Umberto di Silvacandida, Federico di Lorena (suo successore col nome di Stefano IX) e Pietro di Amalfi di recarsi in Oriente e mediare col Patriarca bizantino. L'Imperatore Costantino IX li accolse onorevolmente, mentre il Patriarca Michele Cerulario, in una pubblica adunanza del clero locale, rigettò l'idea del primato della Sede di Roma, la potestà data da Cristo e Pietro (e passato ai successori di questi alla sede romana) di decidere cosa fosse giusto o eretico nella fede professata dai cristiani di tutto il mondo. Il 16 luglio 1054 Umberto depose sull'altare della Basilica di Santa Sofia la bolla di scomunica contro il Patriarca e quanti la pensassero come lui, e tornarono in Occidente, via Bari. Qui trovarono la sorpresa di un nuovo Papa, Vittore II: Leone era già morto il 19 aprile dello stesso anno 1054.
Non era la prima volta che le due Chiese si scomunicavano a vicenda, e dunque la notizia non destò scalpore. Tale occasione fu particolare per la Storia perché, benché non passasse secolo in cui le due parti cercassero di riavvicinarsi, non si ritrovò più l'unità. Il Papato, guida della Chiesa latina, fu occupato prima dalla lotta per le investiture fino a metà del XII secolo, poi dall'insicurezza di Roma che costrinse spesso alla fuga, quindi assurse a monarchia assoluta con Innocenzo III e Bonifacio VIII, per finire isolato nel periodo avignonese e perfino scisso durante il quarantennio dello Scisma d'Occidente. Ristabilito l'ordine a Roma, fu la volta di Bisanzio di cadere nella confusione, con l'occupazione dei musulmani nel 1453, che impedì la libertà religiosa degli orientali e rese definitiva la separazione, che dura tutt'oggi.
Dal 1054, la Chiesa latina assunse il nome di Chiesa cattolica romana, quella greca di Chiesa cattolica ortodossa. Notare che lo scisma avvenne tra Roma e Bisanzio e coinvolse successivamente, e per gradi, anche le altre chiese orientali, notoriamente acefale.


IL SENATO DEL PAPA.

Esistenti fin dall'VIII secolo, è solo nell'XI che i cardinali (i presbiteri preposti alle 7 principali chiese di Roma, i "cardini" dell'Urbe) iniziano ad avere un peso consistente nelle dinamiche della Sede romana e della Chiesa universale. Da semplici sacerdoti romani, in numero di 7, la loro composizione variò in questo secolo sia in numero sia in qualità. Innanzitutto, dalle fonti apprendiamo che non c'era un numero fisso di cardinali, né era delineata chiaramente la loro funzione: erano semplici collaboratori di una Curia ancora antelitteram, e il loro numero variava da una decina a una ventina circa. Erano incaricati della manutenzione della chiese dell'Urbe, della gestione del Laterano in assenza del Papa (e va da sé che con un Pontefice "globetrotter" come Leone IX tale responsabilità aumentò per durata e importanza), di mansioni diplomatiche, come Umberto di Silvacandida a Costantinopoli. Sarà nel 1059, col decreto di Niccolò II che affiderà ai soli cardinali il compito di eleggere il vescovo di Roma, che ci sarà la svolta: da semplici esecutori a collaboratori del Papa, esecutori della sua volontà dopo la morte, trasmettitori della potestas da un Papa all'altro. Pietro muore, i cardinali no, almeno finquando un nuovo Pietro non si sarà installato in Laterano. Da quel fatidico anno, si moltiplicheranno i documenti papali a favore dei suoi senatori: ne sarà fissato l'ordine interno (vescovi, presbiteri, diaconi), saranno assegnate loro prebende e privilegi, saranno coinvolti negli scontri fra Chiesa romana e poteri temporali, saranno sempre sottomessi al potere papale ma saranno spesso loro a fare e disfare Papi e antipapi. Dalla fine del secolo XI vestiranno con un manto rosso, novità assoluta, essendo quel colore riservato ai soli Vicari di Cristo. Sarà il segno, anche simbolico, di come essi rappresentino il "prolungamento" della volontà papale nel mondo, oltre la sua persona (in un'epoca fortemente simbolica come il Medioevo, tale connotazione non passerà inosservata). Popolato di riformatori e gaudenti, di principi romani e poveri frati, il Collegio cardinalizio (che dal XII inizierà a essere denominato "Sacro" nelle fonti) avrà un numero fisso solo nel 1571, con Sisto V. Ma non saremo già più nel Medioevo.



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