venerdì 5 febbraio 2016

Una colonna ad Acerra.

Il riutilizzo dei materiali delle epoche precedenti è sempre stata una caratteristica positiva delle culture agresti. Nel Medioevo, i contadini usavano i resti di templi pagani e villae romane per usi diversi da quelli precedenti, vuoi per mancanza di materia prima a disposizione, vuoi per un'indifferenza totale verso tali resti di un'epoca tramontata. In particolare, nell'area campana, nelle Puglie e in Lucania (in base alla mia esperienza personale visiva, ma non dubito che ciò avvenisse ovunque) non era raro osservare elementi architettonici romani riutilizzati con funzione di "scansacarri" o abbellimento interno di androni consortili. Una funzione pragmatica, la prima, e di ritorno a quella originaria, la seconda.
Nella foto, inviatami dall'amico A. B., abbiamo un esempio di colonna romana, ridotta a un terzo forse dell'altezza originaria, usata come pietra d'angolo fuori l'ingresso di un edificio a corte, ad Acerra, nel napoletano. Il foro che si nota doveva essere quello d'incastro di un probabile asse di legno utilizzato come supporto per “chiudere” l'accesso (evidentemente, si utilizzava una seconda colonna posta sul lato opposto a questa). 

Una soluzione similare è rintracciabile nella vicina Afragola, e ne parlo QUI

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