sabato 12 settembre 2015

"Quella mummia deve sparire!"

Salma di don Vincenzo Tuccillo di Afragola


Tutti gli afragolesi conoscono la salma di don Vincenzo Tuccillo, parroco di San Giorgio Martire dal 1878 al 1887. Esposta nella cappella dell'Immacolata del locale camposanto, rimase integra fino a quando un incendio non ne distrusse i tessuti molli, lasciando visibile il cranio. Le spoglie dell'antico sacerdote non sono però le sole che nel passato siano state esposte ai fedeli del cimitero. Già una prima volta accadde qualcosa di simile, circa 140 anni fa, con don Vincenzo ancora vivo e coadiutore del seminario diocesano.
Un accenno è nella relazione della Santa Visita del cardinale Sisto Riario Sforza in Afragola, nel 1875, raccolta da don Giuseppe Esposito e pubblicata (solo per la parte riguardante la parrocchia di San Marco) nel n. 23 di “Archivio afragolese”.
Abbiamo già imparato che quando si vuol conoscere lo stato ecclesiastico di una data regione in un dato periodo storico, le Visite pastorali sono uno strumento imprescindibile di lavoro e ricerca, per l'immenso materiale che i visitatori registrano “in presa diretta”, descrivendo templi, citando confini, interrogando testimoni laici e religiosi.
Quella del 1875 fu particolarmente importante, vista che fu una delle prime redatte in seguito all'invasione piemontese, e fu l'ultima del cardinale Sforza, morto nel 1877. Da essa abbiamo appreso del parroco Giuseppe Scala (vedi QUI) e, come dicevo, di questa curiosità tutta nostrana.

Visitando la chiesa del camposanto, il visitatore prende a descriverne suppellettili e altari, e a un certo punto annota : “ Vi è pure in Chiesa una cassa funebre, in cui conservasi imbalsamato il cadavere di D. Giacomo Maiello”.
Si ha l'impressione di non aver letto bene: il testo dice “imbalsamato”, non semplicemente “esposto”. Che sia un errore del copista? Può darsi. Ma, nelle ultime pagine della relazione, laddove si danno disposizioni urgenti per le chiese visitate, si legge nella sezione riguardante il tempio cimiteriale:
Punto 9. Esiste nella Cappella un cadavere imbalsamato che si asserisce essere del fu D. Giacomo Maiello e la cassa sta aperta. Vogliamo che subito si rimuova dalla cappella medesima e si riponga o in qualche monumento o nel sottoposto ipogeo”.
Il termine “imbalsamato” è ripetuto per la seconda volta. E ricompare una terza , quando viene interrogato Raffaele Lanzano, 61 anni, cappellano della chiesa del camposanto. I visitatori sottolineano la cura scarsa e inefficiente del sacerdote sia riguardo la chiesa sia rispetto all'ipogeo sottostante.
Durante l'interrogazione al visitatori, Lanzano garantisce che farà sparire“il cadavere imbalsamato che esiste in chiesa in una quindicina di giorni”.
Dobbiamo dunque concludere che effettivamente, nel 1875, esisteva nella nostra chiesa cimiteriale un cadavere trattato chimicamente.
Analizziamo bene la questione. Innanzitutto, era possibile che ci fosse una specie di mummia in chiesa, a quell'epoca?
Per tale questione, ho richiesto il parere del dottor Antonio Margheriti Mastino, studioso dei rituali funebri, autore del “La mort du pape” edito in Francia (segui il LINK).

  • Dottor Mastino, l'imbalsamazione nell'Ottocento era diffusa? E un corpo imbalsamato emana odori?

Risponde il dott. Mastino:L'Ottocento romantico e al contempo scientista è la grande epoca gotica che vide i cadaveri e il macabro al centro della para- scienza e della letteratura, in un sottofondo di desacralizzazione dove la carne della creatura divina conservata per la resurrezione dell'Ultimo Giorno è abbassata alla manipolazione e ridotta a malleabile materia viscerale tale da opporsi anche all' “in pulverem reverteris”; è il secolo di Allan Poe e di Lombroso, e molti furono gli sperimentatori più o meno matti o più o meno genialoidi, i “pietrificatori”che vi si applicarono morbosamente, gli esperimenti si sprecarono su un gran numero di condannati a morte ad esempio. Quanto alle chiese hanno sempre avuto una certa consuetudine con le imbalsamazioni, dai Papi ai santi, perché nella necessaria materialità del Cristianesimo, religione dell'incarnazione, trionfò il culto delle reliquie. Quanto all'odore delle salme, dipende unicamente dalle erbe balsamiche con i quali venivano riempiti i corpi e i balsami profumati coi quali erano cosparse e imbibite le superfici cadaveriche”.

  • Era economico “farsi imbalsamare”?

Diciamo che non si ebbe mai, a meno che non si fosse grandi personaggi (e in tal caso se ne incaricavano le istituzioni) necessità di creare un mercato e una clientela con simili pretese. L'imbalsamazione è una cosa da grandi, non da comuni mortali: da gente già imbalsamata dalla Storia in vita, o almeno così si presumeva”.

Quindi poteva benissimo esserci un cadavere imbalsamato in una chiesa, verso la fine del “secolo lungo”. Non si capisce comunque come sia possibile che un cadavere sia in chiesa, insepolto, oltretutto con la cassa aperta, come notifica il testo arcivescovile.
Che sia quella giusta??
Che sulla cassa fosse stata apposta una barriera di vetro, in modo da non lasciare via d'uscita agli odori della morte? Può darsi; ma in tal caso si mostrerebbe ai fedeli un defunto quasi fosse un corpo santo? Chi era questo don Giacomo Majello, per meritarsi un simile “privilegio”? E dove si trova adesso il suo corpo, dopo l'ordine dell'arcivescovo di farlo sparire in una tomba o nell'ipogeo sottostante la chiesa?
Alla prima domanda, non posso per il momento rispondere. Alla seconda, posso dare una risposta che, paradossalmente, complica la situazione ancora di più.
Partendo dal presupposto che se fosse stato un sacerdote, avrebbe avuto un'esposizione simile a quella di don Tuccillo, ho scartato che possa essere stato sepolto in una semplice tomba del cimitero. Questo ragionamento mi ha portato a esplorare l'ipogeo sottostante. E qui ho trovato questa lapide, copra una tomba. Il cognome è quello, ma il defunto è Gaetano, non Giacomo. Riguardo l'anno di sepoltura, 1878, se fosse davvero il nostro “uomo”, sarebbe irrilevante il ritardo con cui la volontà arcivescovile sarebbe stata rispettata: talvolta gli ordini dei superiori venivano eseguiti con decenni di ritardo.
Per ora quindi, la storia della mummia di Afragola termina qui. Non escludo di ritornarci in quest'autunno, anche se per puro spirito accademico. I morti, almeno quelli, si lasciano stare.

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