mercoledì 22 luglio 2015

Il nome "Afragola", tra fiumi e fragole

Pseudo Storia

Ci mancava solo, in questa estate caldissima in cui si suda anche stando seduti, imbattersi nel solito volumetto di storia locale che pretende di “rivelare” cose note, “rileggere” documenti ormai scomparsi, “annunciare” scoperte sensazionali, tipo che il sole sorge a est.
Mentre chi scrive è impegnato nella seconda edizione del proprio volume (vedi QUI) senza starnazzare tanto o pretendere alcunché (anche se ne avrei pieno diritto, e non lo dico per glorificazione), altri tormentano il web con le loro spiegazioni pseudo-storiche, pseudo-linguistiche, pseudo-geografiche, pseudo-tutto.
Io sono per il vivi e lascia vivere, l'ho sempre detto. Ma ho sostenuto sempre, anche, che la Storia deve essere lasciata agli storici, sennò è finita e chiunque può metterci il suo (rileggi QUI).
Giorni fa, ad esempio, capitato in un sito di gastronomia molto frequentato, che si rifà alle ricette dei grandi chef del passato, ho letto con commiserazione la citazione relativa alla papessa Giovanna, vissuta a dire dell'articolista nell'VIII secolo. Pensavo che ormai non ci fosse più nessuno che credesse a 'sta favola, ma a quanto pare mi sbagliavo, ed essendo che conosco il lettore medio del web, che legge senza informarsi per poi diffondere gli errori nel mondo, sono sicuro che ora ci saranno altri pseudo-storici che sparpaglieranno la balla di una donna diventata Papa, e cosa c'è di meglio in tempi di parità dei diritti?
Gli pseudo – storici, dunque. In questo blog ne abbiamo già incontrato qualcuno (vedi qui e qui) e perciò già conosciamo qualcosa del loro modo di studio delle fonti. In attesa di analizzare il prossimo testo, mi limito a due righe veloci sul tema principe di chiunque si imbatta nella storia locale di Afragola: il nome stesso della città. E' una questione più importante di quanto si pensi, signori miei, perché dalla sua interpretazione nascono tutte le diverse versioni sulla nascita del casale.

Santa Maria d'Ajello, la chiesa matrice della città
Tra fragole scomparse e fiumi fantasma

Afragola, posta ai margini meridionali della Terra di Lavoro, esattamente a metà strada fra Napoli e Caserta, ha una storia iniziata con i primi insediamenti di origine italica con infiltrazioni greche (vedi QUI), proseguita per tutta l'epoca romana con scarse popolazioni e interrotta dopo la fine dell'Impero, per poi essere ripresa in epoca medievale. Intorno all'Anno Mille, nuove popolazioni si insediarono qui e nella vicina Suessula (vedi QUA) e la futura Afragola quindi rinacque dalla successiva stratificazione di nuclei abitati fin dall’Alto Medioevo, e non per la donazione del re Ruggero II, come una tradizione tarda vorrebbe.

Ora, perché Afragòla si chiama così, e non Afràgola? Tutti i Comuni hanno una storia etimologica propria, più o meno chiara. Per limitarci all’area a nord di Napoli, Casoria deriva da “Casa aurea” (casa d’oro), Cardito da “cardo”, Orta di Atella dall’antica “Atella” di età osca. La stessa Napoli deriva da “Neapolis”, la nuova città, in opposizione a “Parthenope”, il nucleo urbano posto sull’isola di Megaride., e Caserta da “Case irta”, vale a dire le casupole situate sui monti immediatamente alle spalle dell'attuale capoluogo.
Afragola come nome, dunque. Molte sono state le ipotesi sul nome della città,e del perché di quello strano accento piano invece che sdrucciolo.

Voldemort che lancia la maledizione su Afragola:
mai più fragole in questa città.
Una di esse, la più nota, vuole che il nostro territorio, un tempo ricco di fragole, in un periodo imprecisato non ne produsse più,e da qui il nome con l’alfa greca privativa : A - Fragola, “senza fragola”. Notevole, davvero. Tuttavia, nessuno di è preso mai la briga di spiegare perché mai la nostra città non dovesse produrre fragole, mentre le terre vicine ne erano ricchissime. Una maledizione di Voldemort? Un anticipo del fenomeno della Terra dei Fuochi? Scie chimiche? In verità, non credo proprio che valga la pena scomodare le teorie del complotto o gli extraterrestri; tale spiegazione è senza sicure fondamenta.

Un'altra sorprendente ipotesi, descritta nel 1946 sull' “Eco afragolese” (un giornale locale) da Angelo Giacco, affermava che Afragola derivava dalla parola “fragor”, intendendo con questo il “fragore” rumoroso delle correnti dei corsi d’acqua vicini. Altri, hanno ripiegato invece sul fragore delle acque degli acquedotti romani che passavano sul nostro territorio.
Si doveva avere una fortissima immaginazione per tale ipotesi, dal momento che l’unico corso d’acqua nei nostri pressi è il Clanio, a 7 km circa dal centro abitato, e che emette tutto, anche miasmi, ma di certo non fragori da far paura. Forse ci si riferiva ai canali che nel Clanio sfociavano? Ma essi erano brevi, poco profondi e limacciosi: al massimo, potevano far risuonare un gorgolio. Oppure si pensa a un fiume fantasma? Abbiamo già visto che altri hanno posto una chiesa afragolese in cima a una collina a mo' di castello di re Artù ( leggi QUI); e bisogna dire che una fiume fantasma o invisibile, che scorre violentemente non visto da nessuno, completerebbe meravigliosamente la favola.
Riguardo agli acquedotti, seppur Castaldi ci testimonia che nel 1830 ne esistevano ancora i resti, osservabili tranquillamente dagli afragolesi dell'Ottocento, essi non erano più in funzione da ben prima del Mille, quando vari villaggi sul nostro territorio iniziarono a riformarsi.


E così fu...
Una possibile soluzione

Forse,colui che si avvicina di più alla soluzione è un poeta afragolese, Gennaro Aspreno Rocco, vivente ad Afragola nel XIX secolo, esponeva così la sua opinione sul toponimo: “Il nome Afragola è un derivato di VILLA FRAGORUM, cioè la terra delle fragole (…). E’ conosciuto che la lingua viene formata dal popolo, il quale nella sua stessa maniera scorretta di parlare, serba senza saperlo regole costanti e ha naturalmente una smania di mutilare e addolcire. Ora chi non vede che al popolo ignorante, riuscisse non poco difficile pronunziare divise le due parole Villa Fragorum? Ed essi usarono dire “Villafragòrum” , legando in una le due parole. Con l’andare degli anni, ne venne che si trovò più spicciò il nome col sopprimere la parola “Villa” (come avvenne a Portici, detta Villa Porticuum). La A finale della parola “Villa” si legava a “Fragòrum” e avemmo “Afragòrum” ,che ben presto dovette mutarsi in “Afragòra” e dunque in “Afragòla“. Ed ecco perché da noi si dice Afragòla con l’accento latino”.

La spiegazione di questo letterato mi sembra la più logica, o almeno quella con minori incongruenze, fra quelle esposte. E con essa chiudo questo articolo, anch'esso molto semplice e niente affatto “fragoroso”.



 

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