martedì 15 luglio 2014

Santità, ci salvi dai suoi papolatri

“In occasione della finale tra Argentina e Germania, rimarrò rigorosamente superpartes per ovvi motivi”.

E' stato questo “pensiero” di Facebook ad aprire la mia timeline qualche giorno fa, prima della finale del Mundialito. A prima vista, potrebbe sembrare un messaggio inutile, e in effetti lo è.
L'autore si definisce “vaticanista”, cioè un giornalista che si occupa di vicende legate al Vaticano e al papato. A differenza dei suoi colleghi di cronaca nera, che a ogni ora si trovano fin troppo pieni di lavoro, o di quelli di cronaca sportiva, i quali possono sempre assistere a qualche amichevole fra le nazionali del Burundi e della Nuova Zelanda, egli deve riportare almeno un paio di volte la settimana notizie dallo Stato più piccolo del mondo, aggiungendovi piccoli scoop sempre graditi per i quali deve continuamente millantare rapporti con gole profonde e informatori ben addentro alle Sacre Stanze. Non dirò delle storielle, ora divertenti ora denigranti, sui rapporti che intercorrono fra tali informatori – e non si sa quanto informati – e i nostri eroi: bisogna avere un forte stomaco e nessun senso del ridicolo per farlo, e io non riuscirei a raccogliere informazioni sulla salute del Papa Benedetto vicino allo scaffale della carta igienica di un centro commerciale romano, alternando domande sulla pressione a quelle sulla delicatezza della carta sulle natiche, senza farmi una grassa risata o facendomi rosso per la vergogna.
Sì, certi incontri con gli informatori sembrano
presi da una puntata di "Ai confini della realtà"
Il mio contatto, tra l'altro, è pure uno di quelle che si vanta di avere contatti con alte sfere ecclesiastiche – anche se spesso non vanno oltre la sua piccola diocesi – e dunque capirete che non solo di squadre ci parla, ma anche di allusioni ai due principali inquilini dei Sacri Recinti. Laddove gli “ovvi motivi” sono ovviamente il timore di perdere il consenso di una delle due “squadre” - ratzingeriana e bergogliana – in cui si sarebbe diviso il campo da calcio mondiale che sarebbe la Chiesa. Quindi non si prende posizione per nessuno, avendo però cura di comunicarlo all'universo mondo e quindi agli informatori di entrambe le tifoserie papaline.
E' solo l'ultima, bizzarra prova del clima di paraculismo, ruffianeria, e ipocrisia che si è instaurato da più di un anno nel mondo di chi si occupa delle vicende degli inquilini dei Sacri Palazzi. Intendiamoci, esse c'erano già prima, come in ogni corte che si rispetti; ma dal marzo dell'anno scorso è come se ci fosse stato un rompete le righe, e certi atteggiamenti che prima erano manifestati nelle penombre delle sacrestie ora sono esposti al mondo reale per ricevere applausi, e virtuale per ricevere “mi piace”.

Oddio, non voglio denigrare la categoria. Provate voi a scrivere, per tutta la vita, di santi uomini dei quali talvolta si dubita della santità; a mostrare sorrisi e equilibrio, laddove vi verrebbe voglia di mandare tutti all'inferno; a indossare perennemente una maschera pirandelliana da buonista, da amante dei Papi, a gridare “Questo Papa è più innovativo dei suoi predecessori” e a gridarlo a ogni Papa, cosicché che innovativo risultino tutti, e l'ultimo è sempre quello più smart; a colloquiare con vescovi e cardinali e a sottolinearne il curriculum straordinario, salvo poi dimenticarli quando le loro “carriere” non sono più così folgoranti come all'inizio. E provate a fare tutto questo ora, con la situazione surreale di due Papi, e quindi a barcamenarvi nel vano tentativo di glorificare Francesco senza sminuire Benedetto. Un'impresa da incubo.
Da qui è iniziata la valanga
La maggior parte se ne esce con articoli melensi in cui dà un “bravo” a Francesco e un “lungimirante” a Benedetto, che ne avrebbe preparato le riforme e gli interventi: così tutti sono felici. E' il caso del mio contatto di cui sopra, tesi a non offendere nessuno per timore di dover fare la fila, come ogni buon cristiano, per baciare l'anello del Papa.
Altri aggirano il problema, approfittando del fatto che il Pontefice tedesco si sia ritirato in un monastero e quindi si dedicano a quello argentino, scrivendo articoli così proni da pensare che la serie pontificale sia iniziata adesso e non duemila anni fa. E' il caso del sito di informazioni Vatican Insider del quotidiano “La Stampa”: accanto ad articoli di alto valore, ne pubblicano altri così sbrodolosi da far ritorcere nella tomba la buon'anima di Benny Lai.

Altri ancora, una minoranza, hanno affrontato di petto la situazione dopo la sbandamento del febbraio 2013: commentano gli atti del Papa “pampero” e ne raffrontano l'azione con quella del predecessore bavarese, in maniera oggettiva e senza confondere le loro opinioni con le notizie, o semmai facendole intravvedere dalla particolare costruzione delle frasi, e dall'uso di sottili allusioni: è il metodo per “dir tacendo”. Costoro non hanno paura di perdere favori o informatori, vista la loro grandezza e la loro conoscenza vasta della Chiesa, centrale e periferica, e la loro lunga frequentazione dei protagonisti della Chiesa degli ultimi 3, e talora persino 5, pontificati. Non a caso non sono vaticanisti, ma giornalisti che si occupano di Vaticano, il che non è la stessa cosa. A questa categoria appartiene l'insuperabile Sandro Magister.

Ora, quando leggo status come quello dell'incipit; quando vedo che costui e altri suoi simili sono considerati dei veri conoscitori della Chiesa; quando vedo le loro foto in cui sembrano impazzire di gioia a farsi ritrarre in compagnia di cardinali e scrivere che essi sono loro amici; ecco, mi viene un forte senso di sconforto, e mi domando: ma a che punto siamo arrivati? Come mai quelle stanze, dove non si entrava se non con timore reverenziale, ora sono diventate un'anticamera di una corte dei miracoli in cui simili pagliacci hanno accesso? Dov'è che si è sbagliata strada e si è finiti quaggiù, in un mondo dove ignoranti che ignorano la storia tremenda e meravigliosa della Chiesa sono accreditati come sapienti? In un mondo dove costoro scrivono continuamente che amano il Papa, si preoccupano del Papa, parlano col Papa, e non parlano mai di Cristo o della fede cattolica, e arrivano perfino a minacciare di scomunica (loro, dei laici!) chi osa avanzare riserve sugli atti del Papa?

Un colpo al cerchio, e uno alla botte


Santità, mi rivolgo a Lei. 
Rimasi sorpreso quanto questi lecchini che ora La adornano quando Lei si affacciò dalla Loggia delle Benedizioni, ma a differenza loro non griderò “Il Papa è dimesso! Lunga vita al Papa!”. Non dirò di quello che penso su quanto ha fatto finora: chi sono io per giudicarla? Ma Le chiedo una grazia: liberi le Sue stanze da questi parassiti, cacci via a pedate questi ignoranti dalle mura leonine, e vieti loro di presentarsi a lei, perché non se ne può più. Per un cristiano che li applaude, ce ne sono 4 che si domandano come lei si faccia fotografare assieme a loro. Magari non saranno 4 cristiani coerenti e frequentanti, ma almeno essi a quel Dio di cui Lei è il Vicario ci credono, e quando Lei terminerà la Sua missione – ci auguriamo con la cesura di sorella morte – non correranno subito da tutti i cardinali elettori per farsi la foto col “Papa prima che diventasse Papa”, come fece uno di loro nel 2013. Liberi il Vaticano da questi papolatri, che blaterano di umiltà e sono più arroganti del fariseo in piedi nel tempio: sarà la prima, vera riforma del suo pontificato.

Per l'articolo sulla doppia canonizzazione papalina
http://vetusetnovus.blogspot.it/2014/04/bergoglio-i-papi-santi-e-quella-strana_27.html

Nessun commento:

Posta un commento