venerdì 23 maggio 2014

Il basolo bianco di Piazza Municipio: dai Romani ai giorni nostri

Molti conoscono di certo il famoso basolo bianco di Piazza Municipio: è quella pietra bianca e levigata che si nota nel mezzo dello slargo fra la piazza e via Santa Maria.
Ma quanti ne conoscono anche la storia, o almeno quella che si presuppone essere la sua storia?
Innanzitutto: da dove viene quella pietra? E' un marmo bianco profondamente infossato nel manto d'asfalto della piazza, e che non è stato mai sollevato proprio perché era considerato un punto di riferimento per la città.
Il basolo bianco
La sua provenienza è oscura: mentre alcuni ritengono che sia di origine persino romana, è molto più probabile che risalga al momento del passaggio di Afragola dalla feudalità all'indipendenza amministrativa, nel 1576.

In verità, l'ipotesi romana non è da escludere, e per alcuni fatti oggettivi.
Nello studio pubblicato nel 1987 da studiosi francesi come Gérard Chouquer e altri (Structures agraires en Italie Centro-Méridionale. Cadastres et paysage ruraux. Collection de l’Ecole Française de Rome - 100, Roma 1987), si evidenzia come il territorio della futura Afragola fosse già interessato dalle centuriazioni romane, da due in particolare:

Ager Campanus I : realizzata nel 131 a. C. in seguito alle riforme agrarie di Tiberio Gracco, comprendeva il territorio che va dall'attuale Capua ad Afragola nella direzione nord – sud e da Caivano a Villa Literno in direzione est – ovest.

Acerrae – Atellae I: è quella che ancora oggi influenza le attuali conformazioni viarie dei nostri comuni. Fu realizzata sotto Augusto e partiva da Acerra per giungere fino a Casoria, in senso est – ovest.

Le centuriazioni erano divisioni quadrate del terreno che servivano, oltre che per delimitare i campi privati, anche a segnare il passaggio dei decumani (direzione est – ovest) e dei cardi (direzione nord – sud).
Afragola nel 1957, con in evidenza quanto rimane delle
antiche centuriazioni romane del I secolo a. C.
Ora, osservando la mappa a lato, risalente agli Anni Sessanta del Novecento e pubblicata dall'Istituto di studi atellani, possiamo osservare le due centuriazioni di cui sopra: quella detta Campanus I, di colore azzurro, e quella Acerrae – Atellae, di colore verde. Possiamo notare come quest'ultima comprenda i cardi dell'attuale via Salicelle e delle attuali Via Santa Maria – Piazza Municipio – Via Rosselli.

La nostra pietra è posta proprio in mezzo a quest'ultimo cardo, al centro dell'asse che, ancora oggi, conduce da Corso Napoli, e quindi dalla Sannitica, a Piazza Ciampa, e di lì ad Acerra. Non sappiamo ovviamente se essa esisteva allora, ma è indubbio che sul territorio afragolese fu ritrovata un'ara del tempo di Augusto (lo stesso imperatore che realizzò la centuriazione che ci interessa) e che ancora oggi persistono due reperti romani in città, di cui uno conosciuto come la Pietra di San Marco.

Passando attraverso i secoli, la pietra divenne, secondo lo storico Gaetano Capasso, il punto in cui nel 1799 i giacobini afragolesi eressero l'albero della libertà, per unirsi alla Repubblica Partenopea appena nata. Fu un episodio effimero e non documentato dal Capasso attraverso documenti; tuttavia le amministrazioni successive ritennero di non dover rimuovere quella pietra, divenuta un simbolo. Nel corso degli anni, la pietra divenne il punto di incontro per gli agricoltori che reclutavano a giornata gli operai, e per coloro che avevano conti da regolare nottetempo con i propri avversari.

Oggi il basolo bianco giace abbandonato proprio di fronte alla casa comunale. Circondato da uno spartitraffico durante l'amministrazione Nespoli, pur non essendo stata messa in rilevanza la sua importanza storica, era almeno protetto. Cosa che non avviene più con i recenti lavori di riqualificazione. Non siamo geometri e urbanisti e non sappiamo se i marciapiedi possono essere modificati in modo da evitare il passaggio delle auto sopra il marmo. Tuttavia, chiediamo che un minimo di protezione esso ce l'abbia, come avveniva fino a un anno fa. E' inutile tenere eventi culturali se la storia viene schiacciata sotto i copertoni di un auto.

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