giovedì 24 aprile 2014

Le Casine reali di Acerra


Le Casine di caccia di Ferdinando IV Borbone

Chi segue la mia attività pubblicistica, saprà ormai che, quando ne ho la possibilità, mi piace allontanarmi dai soliti posti per esplorare qualcosa di nuovo. Mi piace, di tanto in tanto, abbandonare i soliti percorsi per percorrere nuove piste: una chiesa abbandonata, un angolo non frequentato, un campo che non sai dove va a finire. Personalmente, mi aiuta ad estraniarmi e a pensare meglio. Da questo punto di vista, la campagna è l'ideale, soprattutto al principio o alla fine dell'estate, quando la natura inizia a riprendersi o si prepara a un nuovo letargo.
Capita così di ritrovarsi a battere nuove zone, anche lontano da casa, e a tuffarsi in avventurosi sopralluoghi, riscoprendo monumenti che stanno in piedi solo per miracolo.

E' capitato così anche alle Casine Reali di caccia di Lanciolla, ad Acerra. Esse sono le sorelle meno famose della Casina Spinelli in località Calabricito, costruita per ospitare i sovrani borbonici che qui venivano a caccia durante i mesi invernali. Con essa però hanno condiviso il destino tetro di monumenti abbandonati all'incuria: la Casina Spinelli divenne prima una base tedesca e poi americana durante il secondo conflitto mondiale, in seguito dormitorio e dunque persino cinema, prima di essere lasciata a se stessa e aver trasportato il poco che si era salvato nel solito buco nero di Napoli; quelle della località Lanciolla, agli estremi confini con Caivano, subirono una spoliazione totale negli anni. Ma passiamo ai fatti.
L'area nel 1859. La Lanciolla si trova nel margine estremo sinistro, alla
confluenza del Lagno e di un canale secondario.

Tutto cominciò con un post di Facebook nell'estate del 2013, in cui venivano visualizzate tre case nel mezzo dei campi a nord ovest dell'antica città osca. Nel post erano ripresi i tre edifici, e li si identificava come le casine di caccia del re Ferdinando IV di Borbone, Re di Napoli (1760 – 1825). Era anche identificato il luogo attraverso uno stralcio di “Google Maps”. Il problema era come arrivarci: la risoluzione non era ampia e da Acerra ignoravo se esistessero strade percorribili senza il rischio di restare impantanati.
Casina per gli inservienti
A marzo di quest'anno, con l'arrivo delle prime giornate limpide, ho deciso di entrare nell'area dall'esterno, percorrendo la Sannitica SS87 fin quasi al Centro Campania di Marcianise e svoltando per una viuzza a fianco di un pompa di benzina, come avevo segnato guardando le riprese satellitari. Superato un ponte autostradale, arrivo nel pieno della campagna caivanese. A destra c'è un panorama piatto, interrotto in lontananza solo dai pini del Lagno e dalla mole azzurra del Monte Somma, oltre che dalle 4 ciminiere del termoconvertitore di Acerra. A sinistra, altre terre e poi il parcheggio del famoso centro commerciale. Inoltrandomi per i campi lungo un sentiero sterrato e abbandonato da Dio, vedo in lontananza il comignolo della casina centrale, che rassomiglia un po' vagamente a quello vanvitelliano della Casina di villeggiatura del lago Fusaro. Guadato a piedi un canale secondario e in parte asciutto del Lagno, giungo finalmente alle tre costruzioni di epoca settecentesca. Dietro di loro, c'è il Lagno, non più d'Acerra ma di Caivano: segna il confine fra le due città.

Casina centrale
Riguardo al loro storia, l'unica fonte finora recepita è quella di Raffaele Manna, “Ricordi storici archeologici della Campania: Acerra e Suessula”, del 1987. In quest'opera, Manna afferma che la Casina centrale fu costruita nel 1779, dopo la Casina Spinelli, e che presentava due camini per il riscaldamento, un bagno e un letto sospeso al soffitto per mezzo di 4 anelli di ferro.
Le casine minori erano sale da pranzo: a destra per il sovrano, a sinistra per il seguito. Afferma Manna che sono stati asportati nel tempo lo stemma reale, l'orologio a muro e la scalinata in marmo, che però io ho visto ancora – e potete notarlo dalle foto.

Soffitto della casine centrale. Sono evidenti i
quattro anelli di ferro che sostenevano il letto reale
Mentre le case laterali sono ormai piene di vegetazioni e col tetto sfondato, quella centrale si è mantenuta abbastanza bene: i 4 anelli nel soffitto ci sono ancora, come le strutture dei camini, mentre quella del bagno è ormai piena di cocci. Il pavimento ha bei motivi marmorei, e l'interno è intonacato di rosso - “rosso pompeiano”, diranno due amici quando ci andremo un mese dopo. Il tutto, nonostante una coltre di abbandono, nonostante i calcinacci, nonostante i marmi a pezzi e i mattoni accatastati nei camini, denota ancora una certa regalità.
Uno dei due camini


Affacciandosi dall'entrata centrale, e osservando il panorama che spazia fin quasi alla collina dei Camaldoli a Napoli, si riesce solo in parte a immaginare cosa dovevano vedere gli occhi di Ferdinando IV, il Re “Nasone”, quando alla luce del tramonto osservava il mondo dallo stesso punto. Immaginava il sovrano che, nemmeno cent'anni dopo, queste costruzioni sarebbero state saccheggiate, passate di mano in mano, per essere poi vendute a uno sconosciuto signore di Villaricca che non avrebbe mai messo nemmeno il piede in questi luoghi?


La Casina Spinelli è giustamente famosa anche per la scoperta della necropoli dell'antica Suessula. Tuttavia, dedicare attenzione anche alle tre Casine della Lanciolla, sarebbe un atto dovuto verso la Storia, non solo di Acerra.


Vesuvio visto dalla Casina reale








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