domenica 27 aprile 2014

Bergoglio, i Papi santi e quella strana fretta

I due Papi, uno in carica e l'altro a "riposo"
Periferia di Nairobi. Padre John ci dice che si è impegnato a saperne di più su questi due papi, oltre quello che aveva già fatto durante gli anni di studio: “ Due papi completamente diversi – commenta – Due teologie diverse. Due modi di pensare la chiesa quasi opposti. E come se alla chiesa piaccia mettere insieme le contraddizioni”. P. Anthony è a fianco. E’ pensieroso. Si chiede: “Perché tanta fretta di far santo a Giovanni Paolo II? Sono passati solo pochi anni. Nella nostra cultura africana quando si parla di un antenato si ha bisogno di tempo per conoscerlo, di apprezzarlo, di amarlo. Il titolo di antenato lo si da solo quando la gente capisce sino in fondo il bene che questa persona ha fatto per tutta la comunità. E’ questo significa tempo” (da www.misna.org)

Il succo del problema sta tutto lì: perché arrivare a una canonizzazione lampo, neppure 10 anni, per un pontificato lungo 27, che ha attraversato momenti storici diversi – dagli Anni di Piombo e dalla Guerra Fredda della fine degli anni Settanta all'esplosione della minaccia islamica dei primi anni Duemila – e sul quale la ricerca storica è ancora pressoché agli inizi? E, riguardo a Giovanni XXIII, perché non si aspettato il secondo miracoloso, condizione indispensabile per il riconoscimento anche formale della santità da parte della Chiesa?
Il cardinale Roncalli fuma una sigaretta con il
politico francese Edouard Herriot

Due Papi canonizzati da...due Papi!

Da oggi, Giovanni XXIII Roncalli (1958 – 1963) e Giovanni Paolo II Wojtyla (1978 – 2005) sono iscritti nel Canone dei Santi della Chiesa Cattolica. Da oggi, con una procedura veloce e per alcuni “insolita”, abbiamo due nuovi modelli cui guardare nei momenti bui delle nostre giornate terrene.
Da oggi, con una canonizzazione show che ha pochi eguali nella Storia recente della Chiesa, due Papi sono diventati, per certi cattolici, al di sopra di ogni analisi storiografica che guardi con occhio oggettivo i loro regni.
Una logica sbagliata e a mio parere da reprimere. Il riconoscimento della santità di vita non può essere un ostacolo alle indagini storiche su uomini e pontificati, non lo è stato in passato e non lo sarà in futuro nemmeno in questi tempi così “papisti” e così poco fedeli al Vangelo.
E, parlando di storia, si deve sottolineare una volta di più la straordinarietà di questa giornata. Per la prima volta due Papi vengono elevati insieme all'onore degli altari della Chiesa universale; e per la prima volta – speriamo anche l'unica – il rito viene celebrato da due Papi viventi. Un unicum in due millenni di storia cristiana, che pure ne ha viste di tutti i colori.
Giovanni Paolo II, un "velocista": è stato beatificato
e canonizzato in appena 9 anni dalla morte.

Aldilà delle possibili opinioni personali che si possono avere sui due nuovi santi, non si può non riconoscere che i loro processi canonici abbiano avuto un'accelerazione che ha destato qualche inquietudine e che in alcuni casi è stata francamente contestata.
Da quando è stata formalizzata la procedura canonica per il riconoscimento della santità di vita di una persona, la Chiesa ha sempre usato la massima prudenza e la massima pignoleria nei processi, e ha stabilito tempi certi e lunghi per canonizzare qualcuno, come l'attesa di 5 anni dalla morte prima di aprire l'inchiesta in sede diocesana. Un modo per far sbollire certi entusiasmi alla “Santo subito” e per non piegarsi alle logiche del mondo invece di quelle evangeliche. Ciò può portare a periodi di esame lunghi, talvolta secolari: Santa Giovanna d'Arco, morta nel 1431, fu canonizzata solo nel 1920 da Benedetto XV!
Lei invece ha atteso
ben 489 anni!

Ovviamente il Papa, essendo al di sopra del Diritto canonico, può derogare alle regole: Giovanni Paolo II derogò ai 5 anni di attesa per l'apertura dell'inchiesta nel caso di Madre Teresa di Calcutta, e egli stesso fu oggetto della stessa deroga da parte del successore Benedetto XVI. Grazie a questo, già nel 2011 il Papa polacco divenne beato in seguito al riconoscimento di un miracolo avvenuto per sua intercessione. Se già allora c'erano state critiche per la velocità con cui un pontificato lungo quasi 30 anni era stato analizzato senza approfondirne le ombre e i rapporti con i regimi dell'epoca, con la cerimonia di oggi sono esplosi dubbi e perplessità, tali da condurre persino degli intellettuali cattolici di primo piano a sostenere che le canonizzazioni odierne non rientrino sotto l'egida dell'infallibilità papale.

Su Giovanni XXIII i dubbi sono stati persino maggiori, in assenza del secondo miracolo a lui attribuito, dopo la beatificazione del 2000. Una difficoltà superata grazie al procedimento di canonizzazione equipollente, con cui il Papa può decretare la santità di un beato quando quest'ultimo sia oggetto di un culto riconosciuto e duraturo. Francesco, in poco più di un anno di pontificato, ha già usato tale “escamotage” 6 volte, e così si è potuto procedere per Papa Roncalli. Un Pontefice che provoca ancora discussioni in seno alla Chiesa per l'indizione del Concilio Vaticano II, considerato per alcuni una manna dal cielo per l'istituzione ecclesiastica dopo un periodo di sclerotizzazione e per altri una punizione divina, come la stessa elezione del Papa bergamasco. Un Pontefice che, sospettato di modernismo (vedi sotto) in gioventù e di troppa disponibilità al dialogo in vecchiaia, convocò il Concilio convinto che lo si sarebbe terminato in tre mesi (durò invece tre anni), che avrebbe portato aria fresca fra le mura della Curia (agì invece come il ciclone Katrina a New Orleans) e che sarebbe stato condotto nel solco dei precedenti 20 concili (la cosiddetta ermeneutica della continuità, e sappiamo bene che piega abbiano preso gli avvenimenti sotto Paolo VI e Giovanni Paolo II).
“E un uomo che ha scatenato questo caos, anche se con le migliori intenzioni, è stato fatto Santo invece Pio XII aspetta ancora?” (domanda di un mio amico cattolico francese, il corsivo è mio).
Lui invece attende ancora persino
il primo passo...

Un segnale?

Parlando di questo evento con un mio conoscente di Roma, questi mi dice: “E se questa doppia canonizzazione servisse a uno scopo oltre a quello religioso?”
Invitato a spiegarsi meglio, mi dice di aver saputo da un amico diacono alcune chiacchiere, secondo le quali questa accelerata su Roncalli e Wojtyla, i Papi che più hanno parlato di Concilio e l'hanno messo in pratica come cesura verso il passato, serva a far dimenticare che ad agosto cade il centenario della morte dell'ultimo Papa santo prima di loro, quel Pio X che a inizio Novecento lottò contro il modernismo, la corrente di pensiero che voleva adattare il Vangelo alle nuove logiche del mondo, e che è assurto in certi ambienti (leggi: lefebvriani) a totem della Tradizione preconciliare. Un anniversario che poteva essere usato “politicamente” (questa politica sembra sempre spuntare nei posti più strani per i romani, gli dico) per evidenziare certe “stravaganze” dell'attuale Pontefice sudamericano. Come ad esempio quella frase in una sua intervista in cui afferma che “il Vaticano II è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea”.
Francesco modernista? Non arriviamo a tanto. Resta ovviamente il fatto che Bergoglio fa inarcare più di un sopracciglio quando parla, e che ha velocizzato la santificazione di due Papi nel mentre altri predecessori, vedi quel Pio XII, aspettano da un bel po'.

Pio X, l'ultimo Papa santo, prima di oggi



Per la polemica sull'infallibilità delle canonizzazioni:
http://www.conciliovaticanosecondo.it/articoli/giovanni-xxiii-un-papa-imprudente-che-tradi-il-suo-concilio-intervista-al-prof-roberto-de-mattei/

Per l'ermeneutica della continuità e la vera ottica in cui vedere il Concilio:
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/44072








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